Piloti “pendolari”, troppo cari per il rilancio di Alitalia
Secondo Dario Balotta, della Fit Cisl la mancata apertura di una base operativa per gli equipaggi crea sprechi economici e disagi a Malpensa
Una perdita di incassi di ventiquattro milioni di euro all’anno: sarebbe questa, secondo il Segretario Generale della FIT-CISL Lombardia Dario Balotta, la conseguenza del pendolarismo degli equipaggi di Alitalia in partenza da Malpensa.
L’aeroporto milanese non dispone ancora di una base operativa per piloti e stuarts: per questo motivo gli equipaggi, che vengono ancora formati a Fiumicino, volano a Malpensa occupando posti utili sulla tratta e, in caso di permanenza, sono costretti a pernottare in albergo a spese di Alitalia. Causando sprechi e mancati guadagni per la compagnia italiana.
Non mancano i disagi per i viaggiatori: ogni minimo ritardo da Fiumicino, infatti, si ripercuote sui voli da Malpensa, danneggiando anche la Società di Gestione Aeroportuale.
La situazione, che secondo quanto previsto dal piano Cimoli avrebbe dovuto concludersi lo scorso anno, getta nuove ombre sul risanamento dell’Alitalia, a tre giorni dallo sciopero dei piloti che per quattro ore ha paralizzato i voli.
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