Botta e risposta tra Comune e Accam

Rosa scatenato contro Accam, che risponde per le rime tramite il presidente Parini: pietra dello scandalo la piazzola per l'umido

Su Accam è sempre guerra di parole e di nervi. Anche oggi si registra un nuovo scontro verbale, con le dichiarazioni del sindaco Luigi Rosa a smentire e contrastare quanto apparso di recente su un quotidiano locale. La polemica questa volta riguarda la "stazione di conferimento della frazione organica", ossia lo spazio destinato ad accogliere l’umido da inviare successivamente agli impianti di compostaggio. Finora, a causa dei dinieghi del Comune, Accam non ha potuto realizzare la struttura.

Rosa sostiene che l’area interessata è di proprietà del Comune di Busto Arsizio, cui il 16 marzo 2004 Accam presentò il progetto del deposito spiegando di averlo già inviato alla Provincia di Varese, ma non ancora al Comune a causa di un disguido. Per Rosa, dalla lettera non si evinceva alcuna richiesta di permesso di costruire. La risposta del Settore Qualità e Edilizia Urbana del Comune, datata 2 aprile 2004, era di "improcedibilità della pratica, non essendo ascrivibile in alcuna forma di istanza cui giuridicamente possa attivarsi un procedimento istruttorio". In italiano, una risposta del tipo: la vostra lettera non ha alcun significato legale. Accam non avrebbe in seguito controbattuto; "a tutt’oggi il Comune è ancora in attesa di ricevere l’idonea documentazione per poter procedere".
 
Rosa ritiene le motivazioni delle mancate autorizzazioni a costruire il deposito di tipo tecnico-formale e non di tipo amministrativo o politico. Secondo il presidente di Accam Spa, Sergio Parini, le cose sarebbero andate diversamente. «La Provincia ha convocato nel 2004 una conferenza dei servizi, cui Rosa non ha presenziato inviando invece il funzionario comunale dottor Urso. Questi ci ha comunicato che la nostra richiesta di costruire la struttura era respinta perchè il terreno era del Comune, punto. E da allora (primavera 2004, ndr) siamo bloccati: senza l’autorizzazione comunale non possiamo costruire». Parini continua, polemico: «A sentire certuni sembrerebbe che qui a Busto sia Accam la fonte di ogni e qualsiasi problema, e spesso ci si nasconde dietro ogni sorta di motivazioni per attaccarla. Vorrei anche ricordare che noi l’anno scorso abbiamo abbassato del 4% le nostre tariffe per il conferimento dei rifiuti: mi risulta che Busto Arsizio abbia viceversa alzato la tassa rifiuti». «Contraddittorie, mistificatorie e fuorvianti», per il presidente di Accam, sono le ragioni, addotte da Rosa. «Se ne evince una mancata conoscenza dei fatti: la nostra non era una richiesta di concessione edilizia, ma la consegna di un progetto che doveva essere poi vagliato dalla conferenza dei servizi…»

Il vero oggetto del contendere resta quello consueto: la mancata approvazione della convenzione Accam-Busto, che ha messo l’amministrazione Rosa sul piede di guerra, contribuendo fra l’altro, a posteriori, a causare la crisi di Giunta della scorsa primavera. Già nella conferenza di servizi del 20 maggio 2004, indetta dalla Provincia, Busto Arsizio aveva dichiarato che «in assenza di convenzione firmata, quindi mancando il presupposto giuridico, non si poteva procedere a valutare l’iniziativa proposta»; e Rosa dichiara che Palazzo Gilardoni a tutt’oggi attende le controdeduzioni formali di Accam, le richieste di autorizzazione, i titoli per l’esecuzione dei lavori. L’impressione è quella di un dialogo fra sordi, e Parini osserva: «Non è una contraddizione dire che le ragioni del diniego sono tecniche e non politiche e citare poi la convenzione come causa?»
 
Ma non basta: Rosa ne ha anche per Agesp, criticando quanto dichiarato sull’argomento da Roberto Antonelli, presidente di Agesp Spa, la branca industriale dell’ex municipalizzata. «In una lettera inviata nel mese di settembre all’Amministrazione [Antonelli] attribuisce il sequestro della piazzola all’indagine della magistratura (la nota operazione Grisù, ndr) e non, come invece ha dichiarato alla stampa, alla mancata autorizzazione del Comune» evidenzia il primo cittadino. «Le osservazioni di Antonelli sono fuori luogo dato che è Accam a risultare inadempiente rispetto al Comune (sempre per la mancata stipula della convenzione, ndr) (…) Suscitare allarmismo ingiustificato, facendo leva unicamente su considerazioni economiche che non indicano come prioritari la tutela della salute e dell’ambiente, costituisce una forma di pressione non corretta, soprattutto in un ambito così delicato».
E ancora: per il primo cittadino Accam sarebbe inadempiente anche verso l’ASL per quanto attiene il progetto per la realizzazione degli spogliatoi. Il 16 maggio 2005 la ASL trasmetteva ad Accam il suo parere favorevole, a patto però che si provvedesse ad un adeguamento tecnico del progetto, che a detta di Rosa non sarebbe stato implementato. «Accam dovrà produrre idoneo titolo alla disponibilità dell’area per ottenere il permesso edilizio, non essendo risultata esaustiva la documentazione finora prodotta» questa la posizione dell’amministrazione bustese. Ma Parini ribatte: «Le integrazioni al progetto le abbiamo sottoposte al Comune in data 16 giugno 2005: siamo noi qui quelli che aspettano risposta». Ora, come se non bastasse, Palazzo Gilardoni richiede ad Accam anche di adempiere alle normative sull’abbattimento delle barriere architettoniche – ma il consigliere Audio Porfidio denuncia da tempo che queste sarebbero tuttora presenti nello stesso Municipio…

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Pubblicato il 10 Novembre 2005
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