Il giocoliere della parola
Pubblico entusiasta per "Predisporsi al micidiale" di Alessandro Bergonzoni, in scena venerdì sera al teatro di Varese
Che cos’è micidiale? Micidiale è qualcosa che uccide. E come conciliare, allora, un aggettivo così "pericoloso" con uno spettacolo comico, apparentemente la cosa più innocua che c’è? I dubbi cadono davanti all’autore: Alessandro Bergonzoni, ideatore-attore di Predisporsi al micidiale, è tutto tranne che rassicurante e pacioso.
Il suo humour sta tutto nella sperimentazione, nel gioco delle parole, nell’improvvisare riuscendo ad afferrare l’intuizione del momento, ribaltando i significati comuni delle cose. Una comicità sottile e divertente, fuori dalle righe, che cerca di andare "al di là" del prevedibile, che si compiace di spiazzare chi ascolta. Se n’è accorto bene il pubblico dell’Apollonio, che ieri sera ha seguito Bergonzoni in una gincana di battute e storielle divertenti e surreali: per due ore di fila la platea non ha avuto tregua dalle risate, investita com’era dal turbine di uno spettacolo che è tutto sorpresa e improvvisazione. Un pubblico trasversale ed entusiasta, a tutte le età, dai giovani ai meno giovani; la bravura conquista la gente comune e il teatro di qualità, non è un caso che Predisporsi al micidiale, spettacolo del 2004, abbia vinto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.
Predisporsi al micidiale non ha una trama, in tutti i sensi: ad ogni replica il comico si lancia in un monologo ogni volta diverso, un monologo che non ha un filo logico e neppure vuole averlo, guidato com’è dalle infinite combinazioni di parole e idee. Ne è fiero Bergonzoni, che a fine spettacolo scompare tra uno scroscio di applausi e l’altro, per ritornare con un fascio di fogli disordinati…la scaletta della prossima rappresentazione che, scherza, compone tra un bis e l’altro. In realtà le sue gag, anche se improvvisate, non sono mai confusionarie, sono scandite dal ritmo logico della parola, che per Bergonzoni vale più di qualsiasi altra cosa; da sempre assiduo frequentatore di teatri e radio, diffida della Tv, che rischia di scadere sempre nella "confusione concettuale" (leggi l’intervista a Mediazone sul tema).
Insomma, comico sì ma anche critico e "intellettuale": se è vero che il calvario di un calvo, con i suoi quattro capelli in croce, e le imprese degli scopritori di coperte (che siano auto…o plaid) trascinano lo spettatore in un vortice di risate, quando ci si avventura sul campo dei domandamenti (comandamenti che non sono più così sicuri di se stessi, ormai rosi dal dubbio) e della manutenzione dell’odio, si comincia a percepire qualcosa di più sottile dello scherzo comico. Ci si rende conto che giocare con le parole è come giocare col fuoco: si sa bene da dove si parte, mai dove si può arrivare. Ma è l’intuizione di un momento, subito spiazzata da una nuova acrobazia del linguaggio…
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