Il secondo pilastro, una sconosciuta rivoluzione alle porte
In Ascom si è affrontato, per la prima volta dopo l'applicazione della legge, la questione della previdenza integrativa che verrà. Anzi, che è già arrivata
«C’è ancora poca
conoscenza e sensibilità sul tema del secondo pilastro: che, invece, è non solo
un argomento che ci riguarda ma è anche una storia vecchia di 14 anni».
Così
esordisce Alessandro Vecchietti, del Consiglio di
Amministrazione del Fondo FON.TE, il fondo a cui partecipa chi ha sottoscritto il contratto del commercio, all’inizio della conversazione che lo porterà all’incontro organizzato dall’ente bilaterale del commercio a Varese: quella
del secondo pilastro è una questione infatti sorta nel 1993, ancora con il
governo Amato, ma che è stata sempre rimandata, nei fatti, fino ad ora.
«Il
destino però è quello di portare fuori dalle case delle aziende il Tfr: da tutte le aziende – precisa Sergio Bellani, Presidente dell’Ente Bilaterale della
Provincia di Varese per il Commercio e
Servizi – La legge che
permette di mantenere, su scelta del lavoratore, il proprio Tfr in una azienda
con meno di 50 dipendenti, è solo una norma transitoria: lo scopo finale è però invece che il tfr sia gestito all’esterno, e non faccia più parte delle riserve aziendali. Un fatto a cui le aziende sono già preparate, e che è anche giusto. E l’anticipazione
di un anno da parte di questo governo ci ha messo un po’ in difficoltà ma
neanche tanto, rispetto alla data del 2008 fissata dalla legge Maroni».
Rendere concreto questo secondo pilastro rappresenta
l’unico vero futuro previdenziale per i giovani: «Per questo il nostro obiettivo
principale ora è informare, informare il più possibile – spiega Lucia
Anile, Presidente dell’ Ente Bilaterale della Provincia di Varese per il
Settore Alberghiero e Pubblici Esercizi – perché sono scelte che spettano il
lavoratore e hanno molto a che vedere con il suo futuro».
E per questo l’incontro
che si è svolto oggi, 23 gennaio 2007, presso la sala monti di Uniascom a Varese
è stato partecipato sia nel numero che negli interventi: perché la sensazione
che stia per la prima volta succedendo concretamente la rivoluzione della
previdenza, è palpabile.
«L’importante, però, è che questo secondo pilastro non venga
considerato come un prodotto finanziario da vendere – precisa però Vecchietti –
ma come un’altra parte del ragionamento destinato a un unico obiettivo sociale:
la copertura del lavoratore in uscita dal mondo del lavoro»
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