Api e Acai vanno in Camera insieme
Le due associazioni apparentate per il rinnovo del consiglio camerale. «E non è una questione di poltrone», assicurano
Api, l’Associazione delle Piccole Industrie e Acai, l’Associazione Cattolica degli Artigiani si presentano apparentati alle elezioni del nuovo consiglio della Camera di Commercio.
Come hanno raccontato gli stessi protagonisti, che le associazioni di categoria si apparentino, cioè “concorrano” unite per l’assegnazione dei consiglieri della Camera di Commercio locale, non è inusuale: capita spesso, specie a causa del complesso sistema elettorale dell’Ente Camerale. Molto meno usuale è invece che questo tipo di apparentamenti sfoci in una conferenza stampa con tanto di motivazione pubblica. «Lo facciamo perché la nostra scelta nasce dalla condivisione di un’idea di sviluppo economico, non perché nasca da alcun ragionamento su un posto in più o in meno in consiglio camerale» esordisce Franco Colombo, presidente di Api Varese.
«La nostra scelta deriva da un elemento emerso dalla nostra assemblea nazionale, la ricerca di sinergie con le altre associazioni – aggiunge Enrico Marocchi, presidente di Acai – Una ricerca che noi abbiamo subito portato avanti, ma che le altre associazioni dell’artigianato non hanno recepito: noi volevamo che queste sinergie avvenissero a pari dignità, e ciò non è stato possibile. Visto che con Api avevamo già intrapreso iniziative comuni, abbiamo pensato di proporre a loro questo apparentamento. Senza l’intenzione di discutere di posti, ma solo di trovare sinergie comuni per rilanciare alcune iniziative su cui la provincia di varese è un po’ “morta”. E Api ha accettato senza avere indugi».
Il dubbio sul fatto che l’apparentamento non nasca per una questione di numeri è però, ad onor del vero, lecito. La pratica deriva infatti dal fatto che il numero dei consiglieri viene definito in base alla rappresentatività delle aziende nei rispettivi settori: nel caso specifico, quello dell’industria e quello dell’artigianato. Api esprime a livello generale circa 900 imprese per 18000 addetti, nella maggior parte piccole industrie ma con una piccola componente di artigiani, Acai invece ha 1600 imprese iscritte in totale di cui 1006 artigiane e 128 piccole imprese industriali per un totale di circa 4000 addetti.
Unire le forze di Api e di Acai permette ad Acai, che in consiglio camerale non è rappresenata, di avere ora un consigliere, almeno indiretto, con Api: e, se le circostanze lo permetteranno, magari anche un rappresentante vero e proprio dell’associazione.
Mentre consentirà ad Api, che in questa tornata aveva in consiglio camerale due rappresentanti, di rafforzare un poco i loro numeri di fronte a quelli delll’Unione Industriali o dell’Associazione Artigiani, veri e propri “colossi”per numero di imprese o di addetti, cioè di due degli elementi che determinano quella “classifica” che stila la Regione in base proprio a quantità di imprese associate e di addetti rappresentati. Elementi ai quali si aggiunge anche il valore aggiunto per addetto, che contribuisce a determinare il punteggio che deciderà quanti consiglieri dovranno sedere nel parlamentino dell’Ente.
Per Api e Acai, come per tutte le altre associazioni., ora dunque il dado è tratto: il 20 febbraio verranno portati in Regione i dati da loro forniti alla Camera di Commercio. Da quel momento in poi ci sarà solo da aspettare il responso sul numero dei consiglieri assegnati ad ognuno, che arriverà per bocca del presidente della Giunta Regionale entro 20 giorni dalla ricezione della documentazione.
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