Imprenditrici del Mediterraneo in Lombardia: solo sei ogni cento uomini

Risulta dai dati della Camera di Commercio di Milano; le donne lavorano soprattutto nel commercio e nei trasporti

Lombardia meta lavorativa più degli uomini che delle donne del Mediterraneo: quasi sei donne contro cento uomini dell’area aprono un’impresa  nella regione. Sono quasi ottocento le ditte femminili in Lombardia con una titolare che proviene dai Paesi del Mediterraneo, quasi una su otto tra tutte le attività lombarde con titolare extracomunitaria. In forte crescita: +133% in cinque anni, più delle imprese femminili aperte da extracomunitarie includendo tutti i Paesi (+93%). Anche nell’ultimo anno il trend positivo continua: + 12,7%.

Tra le province: prima Milano con quasi quattrocento ditte di donne mediterranee, forte anche Brescia con oltre cento. Per nazionalità, decisamente più attive le marocchine con oltre quattrocento ditte attive, seguite dalle egiziane (189 ditte). Rispetto ai connazionali, più impegnate le israeliane e le libiche: in entrambi i casi una ditta su sei con titolare da quel Paese è femminile. Per settore, al primo posto il commercio con quasi trecento ditte. Seguono i trasporti, con oltre 130 che sono anche il settore in cui è più elevata la specializzazione femminile delle ditte mediterranee: quasi una impresa con titolare extracomunitaria su cinque è mediterranea. Più attive nelle imprese le donne tra i trenta e i cinquant’anni (64% di tutte le ditte femminili con titolare del Mediterraneo). Poi le più giovani, con meno di trent’anni (20%), infine le ultra cinquantenni (15%).

Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese per l’anno 2006 in confronto con il 2005 e il 2001.

 

«La piccola impresa – ha dichiarato Gianna Martinengo, presidente del Comitato per la Promozione dell’Imprenditoria Femminile della Camera di commercio di Milano – si dimostra una via tutta italiana all’integrazione e all’emancipazione femminile. Un percorso esigente che obbliga l’immigrato a rapportarsi con i clienti, i fornitori, le istituzioni, il sistema bancario, ma che lo rende protagonista della vita del territorio. Il modello della piccola impresa può essere esportato anche nel sud del Mediterraneo dove, grazie ai fili tenui ma fitti dell’economia diffusa, può contribuire a integrare un’area che racchiude le grandi contraddizioni del nostro tempo».

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Pubblicato il 24 Febbraio 2007
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