L’Unione approva il “dodecalogo” di Prodi
Per restare al governo il premier ha posto le sue condizioni: dodici punti "prioritari e non negoziabili" tra cui non compaiono Dico e politiche sociali
Si è concluso poco dopo le 23 il vertice dell’Unione a Palazzo Chigi. Dodici punti approvati in un’ora dai leader dei partiti della coalizione, dodici nodi "prioritari e non negoziabili" per far proseguire il governo di Romano Prodi.
Per restare all’esecutivo il premier ha richiesto l’approvazione del suo "dodecalogo" ai suoi alleati: “un patto programmatico" che va dal rispetto degli impegni internazionali all’impegno per cultura, scuola, università, ricerca e innovazione. Un documento che non accenna al disegno di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, nè alle politiche sociali e del lavoro ma che pone diverse condizioni sul piano finanziario: la riduzione immediata della spesa pubblica legata ai costi della politica, il riordino del sistema previdenziale e l’estensione universale di assegni famigliari più corposi e un piano concreto di aumento degli asili nido.
Vengono poi le infrastrutture e in particolare la realizzazione dei corridoi europei, Tav compresa, i programmi sulle fonti energetiche, le liberalizzazioni nei servizi e nelle professioni e l’attenzione sul Mezzogiorno.
Le ultime condizioni poste dal premier riguardano la soluzione della incompatibilità tra incarichi di governo e parlamentari, il ruolo di portavoce dell’esecutivo affidato a Sircana, già portavoce del premier, per dare maggiore coerenza alla comunicazione e in caso di contrasto con il premier è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione dell’esecutivo.
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