Matrimoni gratis nella stanza del sindaco
Chi si sposa in comune paga, ma se vuole lo sconto totale può andare nell'ufficio del primo cittadino
Chi si sposa in comune paga, ma se vuole lo sconto totale può andare nell’ufficio del primo cittadino. Prendere marito o moglie nella stanza del sindaco, a Somma Lombardo, dà infatti diritto all’esenzione dalla tassa sul matrimonio. Una cerimonia intima, due testimoni, massimo quindici invitati, il primo cittadino o chi ne fa le veci, una stretta di mano e via. E’ l’ultima novità in materia di matrimoni nel basso varesotto ed è una scelta definitiva fatta dalla giunta di Somma.
La decisione è emersa durante l’ultimo consiglio comunale ed è stabilita da una delibera di giunta di gennaio. Ma già a settembre, una delibera simile istituiva rimborsi spese per le celebrazioni civili: 250 euro, oppure 150 euro "nel caso in cui almeno uno dei due nubendi sia residente a Somma Lombardo".
In realtà, fino all’anno scorso, il matrimonio civile a Somma era gratis in ogni stanza. Perchè allora far pagare? "In questi ultimi decenni – si legge nella dleiebra di settembre – il matrimonio civile, da una forma privata ha assunto il carattere di una celebrazione estesa a parenti e amici, con addobbi del cortile, dello scalone, della sala consiliare e l’utilizzo dei microfoni per musica".
Scenografie sofisticate uguale maggiori costi per l’amministrazione. E c’è poi da considerare che "il vezzo di lanciare riso, petali, coriandoli nel cortile crea notevoli problemi di pulizia tenuto anche conto della pavimentazione a "rizzata".
Contro la "tassa sul matrimonio" si erano scagliati soprattutto l’ex sindaco Claudio Brovelli e il diessino Ermanno Bresciani. Una riunione dei capigruppo, in autunno, aveva poi affrontato nuovamente il problema, fino all’ultima decisione di esplicitare, in una nuova delibera, una via di uscita per chi proprio non vuole pagare. "Obbligare al pagamento della tassa sul matrimonio è sbagliato, e non credo nemmeno sia costituzionale" spiega Brovelli. "Far pagare chi usa gli spazi comuni ci sembra doveroso – risponde il sindaco Guido Colombo – certo, non potevamo però obbligare chiunque a pagare e quindi abbiamo deciso di aggiungere la possibilità, che però era già implicita, di scegliere una soluzione alternativa".
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