Porfidio e Cornacchia, stili a confronto
I due consiglieri animano la seduta, ciascuno a modo suo: Porfidio, "stoppato" da Speroni, s'infuria e se ne va, Cornacchia procede codice penale alla mano
Il consiglio comunale, particolarmente a Busto, è luogo di una forma di lotta politica altamente ritualizzata e quasi liturgica, anche quando in apparenza si rompono tutte le regole – che sono lì, per l’appunto, per essere infrante. La seduta di giovedì sera ha visto due consiglieri, Audio Porfidio prima e Diego Cornacchia poi, portare avanti le proprie battaglie con stili quantomai differenti ma identica ostinazione.
L’attacco d’apertura di Audio Porfidio alla Giunta, relativo a piazza Vittorio Emanuele II («prima questo consiglio vota la mia risoluzione per ampliare le zone pedonalizzate, poi si vorrebbe attirare traffico con il progetto del parcheggio sotterraneo…»), veniva troncato dal presidente Speroni perchè aveva superato il tempo concesso per ben due volte. Infuriato, Porfidio, che lamentava come «si sottovalutano le mie risoluzioni, le si ignora, poi
mesi dopo spuntano fuori copiate di peso e fatte proprie dagli
assessori», abbandonava l’aula gridando «Vergogna» e subendo la contestazione del pubblico e i rimproveri di Speroni, che lo accusava apertamente di aver montato una sceneggiata per fare la vittima. «Altri vengono lasciati parlare anche quando "sforano" i tempi, ma non io» commenterà poi fuori dall’aula il consigliere, che ha raccolto un gran numero di firme contro il progetto di rifacimento di piazza Vittorio Emanuele II e voleva elencare le possibili collocazioni alternative per un posteggio interrato. Davanti al seggio vuoto di Porfidio restava una sua foto con un bavaglio e la scritta "censurato".
Diego Cornacchia (Forza Italia) tornava invece a recitare la sua parte preferita: il battitore libero con licenza di citare il codice penale (da avvocato, ne ha facoltà). Una sua prima interrogazione su via Del Ponte, strada sita nel rione Sant’Anna e che si restringe di colpo a causa dei consueti problemi relativi ad espropri di terreni e ricorsi al TAR, scatenava il classico dibattito a più voci. Protagonisti gli assessori Crespi e Reguzzoni, che stendevano la cronistoria della vicenda documenti alla mano, Mariani (Ulivo) che tuonava contro «una viabilità assurda che culmina nei Cinque Ponti e nelle passerelle ciclopedonali, un insulto per una parte della città», infine l’ex sidnaco Tosi che, chiamato in causa, ricordava che «il cittadino non è un numero nè un suddito, i risultati di un approccio sbagliato con il cittadino sono questi». Una seconda interrogazione di Cornacchia sulla situazione di un muro pericolante in via XX Settembre rvedeva l’assessore Girola ricordare di aver contattato la proprietà e la ditta che sta eseguendo i lavori e di attendere la conclusione dei medesimi prima di procedere, eventualmente, con gli interventi richiesti dal consigliere. «Si evince comunqe che in Cornacchia la cultura che prevale è davvero quella giuridica» punzecchiava Girola; e la cosa si confermava nella terza ed ultima interrogazione del consigliere, relativa ad un terreno all’incrocio delle vie Caprera e Pergolesi usato come discarica illegale di macerie da edilizia e zeppo di ambrosia e sterpaglie assortite. Cornacchia, ricordando che l’interrogazione risaliva a settembre ed era ancora attuale («domani il proprietario rimuoverà di persona le macerie, visto che non lo fa il Comune»), ventilava l’omissione d’atti d’ufficio da parte dell’amministrazione, ottenendo la rassicurazione di Reguzzoni che quanto prima si provvederà a ripulire l’area e verificare se vi siano state mancanze da parte dell’amministrazione. Infine, essendo stato criticato dalla stampa locale, Cornacchia si rivolgeva direttamente ai giornalisti per ribadire la necessità della sua funzione di controllo come consigliere sugli atti – in questo caso i "non atti" dell’amministrazione.
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