Nelle scuole varesine il cellulare è già un tabù
Le reazioni dei presidi dopo la circolare del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni che vieta l'uso dei telefonini in classe
Stop ai cellulari in classe. L’ordine arriva direttamente dal Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che, dopo due mesi di attesa, ha ceduto alle pressioni: per chi utilizza il cellulare in classe sono in arrivo severe punizioni che vanno dalle attività di volontariato alla sospensione sino alla bocciatura.
Il giro di vite potrebbe contribuire a rasserenare l’atmosfera nelle scuole dopo gli ultimi episodi con video inappropriati apparsi su internet. Sono in molti, però, a ritenere che il pugno di ferro potrà poco se non sarà sostenuto da una crescita culturale che ha bisogno dei genitori, troppo spesso insensibili alle regole di stile della scuola, ma anche di certi docenti, non sempre immuni dal vizio del telefonino acceso in classe.
Ma come e cosa cambierà all’interno delle scuole? A sentire i dirigenti delle scuole varesine non si dovrebbero registrare grandi novità: «Già da un paio di mesi avevamo adottato una circolare interna che vieta l’utilizzo del cellulare in classe.- spiega la preside dell’Isis Stein di Gavirate Daniela Tam Baj – Non ammettiamo che i ragazzi parlino o inviino sms durante le ore di classe. Anzi, io sarei dell’idea di vietarlo per tutte le ore di scuola. Chi trasgredisce si vede ritirato il cellulare, che viene restituito il giorno successivo ma solo ai genitori. In caso di recidiva, sequestriamo tutte le apparecchiature elettroniche per una settimana, quindi convochiamo ragazzo e parenti e ne discutiamo. Il sistema devo dire che funziona e nessuno si è lamentato. Ben venga la circolare di Fioroni ma è la scuola a decidere, in autonomia, cosa deve fare. Non si può arrivare ad emanare circolari su ogni comportamento scorretto: anche truccarsi in classe è vietato, anche vestirsi in modo inappropriato. Si deve puntare sull’educazione, e noi lo facciamo già da tempo».
Contento dell’azione dimostrativa ministeriale è il professor Pierluigi Galli, vicepreside dell’Isis di Gallarate: « In questi mesi stiamo rivedendo il regolamento scolastico e sicuramente adotteremo una politica più severa in tema di telefonini. Fino ad oggi la legge non era specifica, finalmente si è fatta chiarezza anche sui dettagli operativi. Noi sanzioniamo l’uso dei cellulari con il ritiro, ora valuteremo i comportamenti da tenere nei casi di recidiva. I cellulari non vanno ritirati a priopri, ma i ragazzi devono tenerli spenti in cartella, senza nemmeno maneggiarli».
«Nell’Isis Daverio abbiamo già un regolamento che disciplina il corretto utilizzo dei cellulari – commenta il dirigente varesino Antonio Micalizzi – e devo dire che nel mio cassetto i cellulari sequetsrati sono sempre di meno, sintomo che anche da parte dei ragazzi c’è maggior senso di responsabilità»
Più scettico sull’uso del pugno di ferro è Benedetto Di Rienzo, convinto che la disciplina vada preferita alla punizione: « Sono ormai quattro anni che all’Itc Tosi di Busto ragazzi e professori sanno che il cellulare è vietato nelle ore di lezione. I primi tempi, nel mio cassetto, i cellulari sequestrati erano abbastanza, ma ultimamente sono davvero pochi. Sia i ragazzi sia i genitori hanno capito come si devono comportare. Capita a volte che sono gli stessi ragazzi a riprendere qualche docente nuovo, magari supplente, che lascia squillare il telefono in classe. Il problema è che se non punti sull’educazione sarà sempre più difficile controllare: i cellulari di oggi sono ipersofisticati, hanno il silenziatore. Un tempo ci si passava bigliettini sotto il banco, oggi si mandano sms di nascosto. Non è cambiato nulla. E nulla cambierà»
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