Bestie di satana, “superficiale approccio al satanismo”
In sessantun pagine le motivazioni della sentenza d'appello contro il gruppo colpevole di numerosi omicidi
Con i delitti della banda detta delle Bestie di satana l’adorazione del principe delle tenebre c’entrerebbe solo fino ad un certo punto. Così hanno stabilito i giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni alla sentenza con cui due mesi or sono inasprirono le pene già inflitte in primo grado dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’uccisione di Fabio Tollis e Chiara Marino nel gennaio 1998, l’induzione al suicidio di Andrea Bontade nel settembre 1999 e l’assassinio di Mariangela Pezzotta, avvenuto nel gennaio 2004. Doppio ergastolo per Nicola Sapone, ergastolo per Paolo Leoni, 29 anni e tre mesi per Marco Zampollo, 27 anni e tre mesi per Eros Monterosso, 23 anni per Elisabetta Ballarin; queste le pene inflitte ai membri del gruppo, cui vanno aggiunte le pesanti condanne fioccate anche per Mario Maccione, minorenne all’epoca dei fatti cui prese sanguinosamente parte, e Andrea Volpe, l’ex "pentito" uscitone meglio di tutti grazie alla collaborazione decisiva ma non proprio disinteressata offerta agli inquirenti.
Nella motivazione, espressa in 61 dense pagine, si parla di «superficiale approccio al satanismo» da parte dei condannati. Secondo i giudici, «anche un superficiale approccio al satanismo, quale moda dell’ambiente metallaro che si esprime con atteggiamenti, abbigliamenti, acconciature anticonformisti e con il linguaggio blasfemo e truculento della musica Death Metal, senza una vera adesione al satanismo quale filosofia di vita, può portare a una concorde determinazione delittuosa, reiterata nel tempo, come quella accertata». In altre parole, scartando ogni assurda equazione metallaro=assassino, resta il parere della corte che per compiere i delitti ascritti alla banda non fosse necessaria l’esistenza formalizzata di una setta, ma semplicemente un’influenza culturale aberrante come quella del contesto "sataneggiante": quel "Circus of satan fashion" di cui si fecero beffe alcuni ex conoscenti del gruppo, fuoriuscitine appena in tempo per evitare di finire nel tritacarne. Il tutto con buona pace delle varie teorie cospirative, scatenate anche da alcune confuse confessioni dell’ex pentito Volpe su presunte "Sette X" e "terzi livelli" di manovratori occulti (è il caso di dirlo) del gruppo di ragazzi passati alla storia criminale per la bestiale ferocia e la totale mancanza di un movente razionale per i loro delitti.
I giudici si sono tuttavia cautelati con una serie di affermazioni atte a riequilibrare quanto sopra. Benché le Bestie di Satana non presentassero i requisiti che secondo gli studi più accreditati in materia connotano l’essenza del fenomeno satanista (e c’è da chiedersi, a questo punto, quali essi siano), ciò «non esclude nè l’esistenza all’interno [del gruppo] del clima e delle dinamiche di intimidazione, di omertà, di sopraffazione dei soggetti deboli e fragili, creati dalla strumentalizzazione da parte di alcuni delle suggestioni, simbologie, rituali satanici, perversioni, patti di sangue, discorsi truculenti della musica, come riferiti da testi e collaboranti, nè che in tale contesto possano essere maturati i delitti contestati». Insomma, alla fine il diavolo è davvero riuscito a metterci lo zampino.
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