Parco Pineta, le “canne” curano l’acqua
Nel cuore di Pianbosco un impianto di fitodepurazione che utilizza le canne si palude come filtraggio naturale a servizio di 150 abitanti
Canne di palude per depurare l’acqua. È la nuova idea che il Parco Pineta sta attuando per depurare gli scarichi reflui di Pianbosco, ampio insediamento tra Castelnuovo Bozzente e Vengono Inferiore, che si avvia verso una maggiore compatibilità ecologica. «L ’acqua è sempre più preziosa e va tutelata in tutto il suo ciclo di utilizzo. A Venegono Inferiore in collaborazione con il Comune e la Fondazione Cariplo – spiega il Presidente del Parco Mario Clerici – abbiamo progettato e finanziato la realizzazione di un impianto che “curi” le acque di Pianbosco. I lavori sono ad un buon stato di avanzamento ed entro l’autunno questa complessa macchina biologica potrà cominciare ad eliminare il problema degli scarichi nella preziosa zona boschiva».
Il Progetto, che vede impegnati professionisti e maestranze qualificate, affronterà con l’utilizzo della Canna di palude (Phragmites australis) la depurazione delle acque, attraverso un processo di filtrazione ed uno di laminazione. Le canne funzionano quindi come micro laboratori di
ossigenazione dei reflui, favorendo l’azione di colonie batteriche, funghi e protozoi, fautori della depurazione biologica. Il materiale inerte in cui sono radicate le canne, filtra e trattiene il particolato svolgendo quindi una importante azione di filtrazione meccanica.
L’impianto, ad oggi, è dimensionato per risolvere lo scarico di 150 abitanti con la possibilità di un ampliamento a 300. Le acque una volta trattate fuoriescono in buone condizioni di qualità e verranno raccolte in un sistema di due stagni destinati ad incrementare la biodiversità del sistema vallivo dove è localizzato l’impianto. «E’ inoltre previsto – conclude Clerici – nell’ambito della struttura, un sentiero didattico per affrontare la tematica della qualità delle acque e dell’importanza delle zone umide».
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