Partorisce in casa di fronte al resto della famiglia

Parto velocissimo per Aicha Bezza che all’alba ha dato alla luce Sara sotto gli occhi del marito e della figlia più grande

Si chiama Sara, ha già visto il suo appartamento, ha conosciuto nello stesso istante i suoi genitori e i soccorritori del 118, ha viaggiato in ambulanza ed è finalmente arrivata in ospedale. Dove i medici hanno constatato che è sanissima. Si tratta di un frugoletto moro di 3 chili e 200 grammi che mercoledì mattina all’alba aveva una gran fretta di venire al mondo, tanto da costringere la madre Aicha a partorire in casa, in meno di un’ora, senza dottori, senza ostetriche, di fronte agli occhi del marito Mohamed Bezza e della figlia 14enne, Icaram.

«Mi ha svegliato mia moglie alle 4.30 di questa mattina – racconta tranquillo in un italiano stentato il marito della donna, muratore 50enne originario del Marocco che vive in Italia da 14 anni e che da dicembre abita a Tradate, nella periferia al confine con Venegono Inferiore -. Ho detto di chiamare l’ospedale, ma lei mi ha risposto che era presto. Chi si aspettava tuta questa fretta della bambina?». Infatti il termine secondo i medici era fissato al 19 di novembre «ma secondo i miei conti era per dopo domani» precisa Mohamed.
I dolori, però, si sono fatti sempre più forti e frequenti in pochi minuti: «Ero spaventata – racconta Icaram – sentivo le urla della mamma, ma papà mi ha detto di rimanere in camera mia». Nel frattempo il padre si è convinto a chiamare il Pronto Soccorso: «Sara è nata nello stesso momento in cui sono arrivati i medici – prosegue Mohamed -. Le abbiamo dato questo nome perché faceva parte di un gioco in famiglia: se fosse stato un maschio avrebbe deciso mia moglie, se fosse stata femmina avremmo deciso io e Icaram. Sara è un nome che è piaciuto a tutti».

Dopo l’arrivo dell’ambulanza, Sara e la madre, che ha 36 anni, sono state portate all’ospedale Galmarini di Tradate, dove i medici hanno prestato loro tutte le cure necessarie. Stanno entrambe bene e non c’è stato alcun tipo di problema. A poche ore dal parto, Aicha parla al telefono nella sua lingua, non conosce l’italiano, ma si capisce che è al settimo cielo, come il marito e la figlia grande. «Non ho avuto paura – prosegue Mohamed -. È normale, ero tranquillo, e poi è stato tutto così veloce. Anche in ospedale è stato tutto perfetto, tutti gentili e accoglienti». Mohamed, prima di salutarci, ci chiede dove uscirà l’articolo e spieghiamo loro che sarà pubblicato su internet, così lo potranno vedere Sara anche in Marocco: «Non abbiamo nessuno in Marocco – ha risposto -, la nostra casa e famiglia ora sono qui in Italia».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Novembre 2007
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