“Taddei sostituito? Investimenti sull’acqua a rischio”
Secondo alcuni sindaci di centrosinistra il piano d'ambito potrebbe slittare
«C’è il rischio concreto che l’approvazione del piano d’ambito venga rallentata e che scatti il commissariamento della Regione». E’ allarme, tra alcuni sindaci di centrosinistra, dopo la notizia della sostituzione di Franco Taddei dalla carica di direttore dell’autorità dell’acqua. Taddei , Forza Italia, ha confermato con una lettera ai primi cittadini che lascia il suo incarico. Alcuni temono che la perdita di un elemento dinamico e con una competenza consolidata sull’argomento faccia slittare l’approvazione del piano. In ballo ci sono 460 milioni di euro di investimenti, l’ammodernamento dei collettori fognari, dei depuratori, la manutenzione degli acquedotti provinciali e comunali, la costruzione di due grandi collettori contro la siccità che portino l’acqua dal sud della provincia alla zona di Varese, la realizzazione di un serbatoio di riserva sotto il Lago Maggiore, ma anche l’architettura patrimoniale e amministrativa della società provinciale che dovrà guidare tutte le politiche di approvvigionamento dell’acqua.
«La sostituzione di Taddei ci preoccupa molto – dice Giorgio Belli, sindaco di Crosio della Valle – il piano d’ambito è giunto praticamente all’arrivo e la decisione della provincia di cambiare il direttore dell’Ato adesso mi sembra quantomeno inopportuna. Il nuovo direttore non avrà le competenze di Taddei e sarà probabilmente difficile che in poco tempo possa acquisirle». Il sostituto dovrebbe essere un funzionario della Provincia e già spunta un nome,
Il percorso è questo: i sindaci hanno tempo fino a gennaio per presentare le deduzioni al piano, a marzo è prevista la votazione finale, ad aprile sarà un anno che è scaduto il termine che la Regione assegna alla province per fare gli investimenti e la società.
Ma Belli, esponente del Partito Democratico, aggiunge che il problema è anche politico: «Il piano d’ambito non è stato rallentato dai sindaci, ma da una vera e propria guerra politica tra la Lega e Forza Italia – afferma – perché entrambe volevano comandare nel processo di accorpamento delle competenze relative all’acqua. Oggi ci chiediamo che cosa stia accadendo».
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