Parolo: «Ultima chance per il Polo scientifico tecnologico»

Parla Daniele Parolo, uscito dall'azioneriato del PSTL come rappresentante delle associazioni ma appena entrato nel Consiglio come membro della camera di commercio. Per fare un ultimo tentativo

Il Polo Scientifico-Tecnologico Lombardo, o PSTL, con sede a Busto Arsizio presso i Molini Marzoli, è uno dei BIC (Business Innovation centers) sui quali si è impostato il rilancio dell’attività produttiva regionale dagli anni Novanta. Ultimamente l’ente è stato "abbandonato" dalle associazioni di categoria, uscite dal suo pacchetto azionario – è infatti una SpA, anche se presto dovrebbe assumere la forma di una agenzia di sviluppo sottola forma societaria di una scarl o società cooperativa a responsabilità limitata. Del PSTL e delle sue prospettive si è parlato anche in consiglio comunale ue mesi fa. Il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, rilevando il ritiro delle associazioni di categoria, rilevava un appoggio poco entusiasta di queste ultime all’ente. 

Ad illustrarci le ragioni delle associazioni è il presidente provinciale di CNA Daniele Parolo, di recente nominato a far parte del CdA del Polo scientifico-tecnologico. Parolo siede nel CdA in qualità di rappresentante della Camera di Commercio – della cui giunta fa parte – e non della propria associazione, che come le altre si è tirata fuori dal PSTL, e senza troppi giri di parole precisa i motivi che hanno condotto le associazioni di categoria a tirare i remi in barca. «Le associazioni hanno dato eccome un proprio contributo ed un input al PSTL, che doveva essere il trait d’union tra il mondo della ricerca universitaria e le aziende, soprattutto quelle medio-piccole (PMI). Il PSTL doveva portare alle PMI il sapere universitario, ma fin qui ha fatto tutt’altro, lavorando più per le pubbliche amministrazioni che per non per le imprese». È anche vero però che all’interno del PSTL sono sorte varie aziende: questo era lo scopo del cosiddetto "incubatore di imprese". «Certo» ribatte Parolo, «ma quando circa quattro anni fa abbiamo chiesto di organizzare un incontro con queste piccole realtà sorte dall’incubatore, non ci è stato possibile farlo». Insomma: per anni il BIC Varese (come è stato denominato il PSTL nell’ambito dei consimili instituti lombardi di Sesto Giovanni, Legnano e Brescia) non sarebbe riuscito ad intendersi con i destinatari del proprio lavoro.

E c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la vicinanza con la legnanese Euroimpresa, che svolge funzioni analoghe appena al di là del sempre più assurdo confine provinciale altomilanese, un vero "muro nelle teste dei politici" che divide un’area omogenea per cultura, storia, inclinazione economica e ruolo strategico. Da anni ci si chiede perchè mai due "Tecnocity" di questo tipo debbano convivere a mo’ di doppioni a pochi chilomentri di distanza, invece di fondersi come logica vorrebbe. Ma Busto Arsizio non vuole rinunciare ad avere un proprio BIC: e in consiglio comunale il sindaco Farioli ribadiva l’impegno a mantenere in città la struttura, pur ammettendo che «probabilmente fu un errore» crearne due così vicine.

Parolo non nasconde l’esistenza di un problema fondamentale nell’ambito economico da cui proviene: «Bisogna saper ragionare in un’ottica di squadra» sospira. Oggi servono le classiche "spalle larghe" per farsi valere sul mercato, e Dio sa quant’è difficile arrivarci in un tessuto produttivo polverizzato come quello della provincia varesina, pieno di "padroncini" timorosi di perdere il controllo sull’azienda che ha costituito il centro delle loro vite e dei loro investimenti, oltre che, spesso, un’eredità familiare. Per Parolo è comunque giunto il momento di riannodare dalle basi la relazione PSTL-imprese: «Il Polo scientifico-tecnologico lombardo deve conoscere le aziende se vuole poter trasmettere loro il sapere» afferma. «Fin qui il progetto più importante messo a punto riguardava gli enzimi, con potenziali applicazioni per la purificazione delle acque reflue, fra l’altro». Ma è rimasto un po’ isolato. Le aziende attendono un contatto più costante: «Le PMI non hanno le risorse per fare ricerca in proprio, quindi devono avere relazioni serie e costruttive con enti come il PSTL; e quanto fatto fin qui non è stato adeguato allo scopo». In altre parole, un sostanziale flop, a dispetto delle buone intenzioni. Forse un equivoco tra parti dure d’orecchio o poco capaci di parlarsi. «Questo comunque» avverte il presidente di CNA «è l’ultimo tentativo di ristabilire rapporti proficui, dopodiché si dovranno trarre le dovute conclusioni. Perchè la Camera di Commercio mantiene sì la sua presenza, ma il PSTL deve fare quello che ci si attendeva che facesse».

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Pubblicato il 02 Febbraio 2008
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