L’Ottavio da Casbeno e traspedini nientepopodimeno
30 Settembre 2026
Egregio direttore,
l’Ottavio occupava il terzo banco della fila centrale, grosso modo svolgendo onestamente il suo ruolo da centrocampista, fungendo l’aula della nostra Pellico da spicchio del Franco Ossola dove lui, assieme allo sfegatato babbo che lavorava in birreria, viveva estasi domenicali o abissi micidiali davanti ai baldi ragazzi del Varese Football Club.
Venuto al mondo grazie a una cicogna biancorossa, alla faccia del tradizionale piumaggio bianco e nero, si era ben presto attenuto con scrupolo ai dieci comandamenti, a parte qualche intemperanza da oratorio, deflagrata nel grave danneggiamento di un calciobalilla fasullo nella stecca degli attaccanti, dove Vincenzo Traspedini si era divorato un gancio grosso come la Banca d’Italia.
Già, il mitico Traspedini nato a Montodine il 27 dicembre del 1939, cresciuto nella Pergolettese e un bel dì fortunato cascato nella gloriosa formazione del Varese. Nella figurina Panini il Traspa sfoggiava lo sguardo del gladiatore migliore ed era un onore conservarlo nel portafoglio di plastica dove l’immagine di Paperon de’ Paperoni consigliava una certa prudenza nello spendere.
L’Ottavio preservava religiosamente ,in un remoto doppiofondo del suo comodino, il primo storico album che aveva in copertina una foto, colorata a mano, del calciatore del Milan Nils Liedholm, nei secoli ” Il Barone”.
E il Traspa allora poteva aspirare al rango di “Marchese di Varese”, soprattutto dopo aver rifilato un golasso a quelli della Sampdoria.
Proprio quella partita aveva procurato all’Ottavio un occhio nero, forse provocato da un’asta di bandiera blucerchiata : teppaglia genovese dal pesto alla pestata.
Ecco perché diventava opportuno rivisitare il “Nonio” comandamento : non desiderare la squadra d’altri.
Carlo Cavalli



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