I lavoratori della cartiera Munksjö bloccano la strada
Protesta dei dipendenti dell'azienda di via Marconi: "Vogliamo sapere cosa sarà di noi. La produzione è diminuita, siamo preoccupati", spiegano i sindacati
Lavoratori della cartiera di Besozzo sul piede di guerra. Dubbi
sul futuro del gruppo, richiesta di informazioni che paiono non arrivare mai, perplessità sulla gestione economico-finanziaria dell’azienda: «Da mesi chiediamo lumi sul futuro della società e dei lavoratori, ma di risposte nemmeno l’ombra», spiega Luigi Barone, rappresentante sindacale e membro della Rsu. La cartiera ha una storia centenaria: ora è di proprietà della Munksjö Decor Spa, gruppo svedese con sedi in giro per il mondo. Lo stabilimento di Besozzo era in crisi da tempo, ma la forza di un gruppo mondiale alle spalle ha permesso fino ad ora di rimanere in piedi senza scossoni. Da qualche mese però la situazione è cambiata: a fine 2007 la chiusura dello stabilimento di Vaprio D’Adda, più piccolo di quello nel Varesotto con i suoi circa 80 dipendenti lasciati a casa, poi lo stop ad un altro stabilimento
negli Usa e il rallentamento della produzione anche a Besozzo, dove gli operai sono specializzati nella carta decorativa: «Eravamo preoccupati per le chiusure nel resto del mondo – spiega ancora Barone -, abbiamo chiesto chiarimenti e ci hanno detto che non ci sarebbero stati problemi a Besozzo, salvo poi chiedere la cassa integrazione a zero ore per cinque settimane per circa la metà dei 180 dipendenti dell’azienda. Noi chiediamo risposte per il futuro, vogliamo e abbiamo il diritto di sapere cosa sarà di noi: non ci hanno mai detto nulla». Così oggi, 5 maggio, i lavoratori hanno prima indetto un’assemblea alla quale hanno partecipato anche i lavoratori a casa per la cassa integrazione, poi hanno bloccato dalle 15 alle 15.30 la strada davanti alla sede di via Marconi per dare un segnale
forte. «Incontreremo anche il sindaco di Besozzo Fabio Rizzi, che ci riceverà il prossimo 16 maggio: non ci fermeremo», prosegue Barone. Alla base delle motivazioni dell’azienda la crisi che attanaglia il settore in tutto il mondo: parte della produzione è stata spostata da Besozzo in Spagna o in Germania, dove costa meno non tanto la manodopera quanto l’energia, maggior voce d’uscita per questo tipo di imprese: «Investimenti ne sono stati fatti molti ma sempre contestati dal sindacato – prosegue Barone – ed infatti invece che ridurre le perdite le hanno aumentate
e ora ci troviamo senza sapere cosa sarà di noi».
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