“I pirati del lago” conquistano il teatrino
I Mazzarditi appartengono a un tempo lontano,ricordati dallo stesso Piero Chiara. Ora sono tornati a rivivere in uno spettacolo, realizzato dal Gruppo musicale Caronte per conto di Terra Insubre e del Comune di Varese
Masnadieri di lago, i Mazzarditi, protagonisti di scorribande e violenze sul Lago Maggiore. Cinque fratelli originari di Ranco, le loro geste furono tramandate dalla memoria popolare e da polverosi atti processuali. Un’epopea famigliare che appartiene a un tempo lontano, circondata da paura e leggenda, alla quale lo stesso Piero Chiara attinse spunti e alla quale fece riferimenti in qualche angolo della sua opera. Pirati malvagi, ma che nello scontro con le potenze di allora acquistano una sorta di sinistra grandezza. Ora sono tornati a rivivere grazie ad un originale spettacolo, "I Mazzarditt, i pirati del lago", che il Gruppo musicale Caronte ha realizzato per conto dell’Associazione Terra Insubre e del Comune di Varese, e ha presentato, in prima assoluta, al Teatrino Santuccio di Varese, nell’ambito della kermesse "Insubria terra d’Europa".
Lo spettacolo nasce dalla rielaborazione, sotto forma di "musical al leggio", con melodie ispirate al tardo Medioevo e personaggi adombrati nelle carte dei tribunali, dall’erudito volume "I fratelli della Malpaga" scritto da due cultori della materia, Pierangelo Frigerio e Pier Giacomo Pisoni (il libro è stato pubblicato, qualche anno fa, dall’editore Alberti di Verbania). "Abbiamo fatto convergere le fonti – spiega l’autore di parole e musiche, Piergiorgio Pardo – in uno spettacolo leggero, un musical dedicato a pirati guardati come eroi popolari". A fare da voce narrante, le acque del lago, le dolci Ondine che guardano, con terrore e tremore, le gesta dei fratelli che escono nottetempo dal castello della Malpaga, un gotico maniero che potrebbe essere la residenza del perfido don Rodrigo manzoniano, per commettere efferate "ribalderie".
Lo spettacolo scorre veloce, interpretato dagli otto musicisti del Gruppo Caronte, dove spicca la voce del soprano Mi-Jung Won, che svela in molte melodie suggestivi echi pucciniani. Attore protagonista è lo stesso autore, Piergiorgio Pardo, siculo trapiantato a Milano, che indossa le vesti del vecchio contadino del Verbano, del giudice, del prete, della "donna immaritata" e della "virtuosa prigioniera". Ma è una voce corale, fatta da tante voci, quella che rivisita le gesta dei pirati del lago. Come recita un vecchio contadino, "non erano gaglioffi qualunque: avevano genio e non guardavano in faccia né pericolo, né pietà". Soprattutto non si facevano imbrigliare dalle divisioni di allora tra guelfi e ghibellini: per tutti avevano in serbo una bella stoccata di pugnale.
Ma l’epopea dei pirati si frantuma miseramente quando da Milano muove la macchina da guerra dei Visconti per ristabilire l’ordine e la pace. E’ Filippo Maria Visconti il predestinato a fare fuori i trucidi fratelli e i loro complici lacuali, con il suo "corpo piccolo e tormentato", lo sguardo "furioso e invaso da sospetti". Personaggio, a sua volta, sinistro, di cui si narrava avesse fatto decapitare la moglie e promesso come sposa la figlia di cinque anni a Francesco Sforza. Amante, inoltre, di maghi e fattucchieri. Un lungo assedio e il castello raso al suolo. Con i Mazzarditi che sfilano, laceri e affamati, alla luce della luna, per andare incontro al loro inevitabile destino. E tutti noi spettatori ci scopriamo ancor di più tifosi degli infidi pirati ridotti in catene.
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