Una Neben raggiante ringrazia i varesini: «Davvero fantastici»

L'americana al settimo cielo: «Realizzato un sogno». Rassegnato il c.t. azzurro Salvoldi: «Non siamo competitivi», mentre anche la Longo fa i complimenti all'organizzazione: «Un bel Mondiale»

«Non so cosa dire. Sono davvero felice: un sogno diventato realtà». Con queste parole Amber Neben racconta le proprie sensazioni al termine della cronometro iridata di Varese 2008. Una giornata indimenticabile, un oro davvero difficile da pronosticare: vincere la prima medaglia internazionale a trentatre anni è un evento che va festeggiato a dovere. La Neben, partita col numero quattordici, ha dovuto aspettare l’arrivo di tredici atlete prima di festeggiare il proprio successo mondiale. Un attesa a dir poco snervante: «Nel box non c’era la televisione, quindi potete immaginare come mi sentissi. Per fortuna è andato tutto bene». Amber era giunta a Varese in sordina, senza i favori di un pronostico che indicava nella connazionale Kristing Armstrong l’atleta da battere. Forse anche questo spiega il suo trionfo: «Dopo le Olimpiadi ho preferito tornare a casa e riposarmi un po’, senza però smettere di andare in bici. Evidentemente è stata la scelta giusta». Dal tetto del mondo la neo-campionessa iridata trova anche il tempo per ringraziare il pubblico varesino: «E’ stato fantastico. Qui c’è grande passione per il ciclismo, lungo le strade ho sentito tutto il calore dei tifosi».

Nulla da recriminare per Christiane Soeder, nuovamente sul podio dopo il bronzo di un anno fa a Stoccarda. L’austriaca ha saputo migliorarsi fino al secondo posto, chissà che a Mendrisio 2009 non arrivi il colpo grosso: «Per il momento sono davvero felice così. Non credevo di riuscire a raggiungere il podio: all’inizio è stata dura, poi piano piano ho recuperato fino a questo splendido secondo posto». Stesso discorso per Judith Arndt, che dopo l’argento del giovane Gretsch regala alla Germania la seconda medaglia in due gare: «Il bronzo è davvero una grossa sorpresa, perché la mia preparazione si era svolta principalmente in funzione della gara in linea. Durante la corsa però avevo buone sensazioni, così ho spinto fino a una fantastica terza posizione».

Davvero deludenti invece le italiane Anna Zugno ed Elena Berlato: un trentaseiesimo e trentasettesimo posto che non può soddisfare, come sottolinea il c.t. Edoardo Salvoldi, anche se con le dovute precisazioni: «Conoscevamo benissimo il divario esistente tra le italiane e le atlete più forti. Per questo motivo abbiamo deciso di concentrarci principalmente sulla gara in linea: la Guderzo per esempio avrebbe potuto far meglio di Elena ed Anna, ma la medaglia sarebbe stata comunque una chimera. Detto questo, non fa mai piacere essere così lontani dalle prime». Il responsabile del settore femminile azzurro poi si lascia andare ad una giusta considerazione: «Ci deve essere anche una buona capacità di autocritica. Qui giochiamo in casa quindi è stato giusto schierare le nostre ragazze, ma secondo me dobbiamo cominciare a interrogarci sulla necessità di presentare atlete che non hanno alcuna possibilità di far risultato». E in effetti l’esordiente Elena Berlato è ben consapevole dei propri limiti attuali: «Sinceramente non mi aspettavo un risultato migliore. All’inizio ero un po’ emozionata, ma sono comunque contenta di esserci. Ora tiferò per le mie compagne in gara sabato». Un pizzico di delusione in più c’è per Anna Zugno, campionessa iridata juniores nel 2002 e oggi autrice di una prestazione incolore, complice anche un problemino fisico: «Nel tratto in discesa mi è venuto un crampo che non mi ha permesso di spingere come volevo. Le strade le conoscevo già perché da juniores ho gareggiato con la Ju Sport Gorla Minore, ma questo non è bastato».

Un doveroso cenno va all’eterna Jeannie Longo, “solo” tredicesima dopo il podio olimpico appena sfiorato in quel di Pechino: «Il piazzamento di oggi non può soddisfarmi, ma tutto sommato va bene così. E’ un bel Mondiale, organizzato bene e con tanta gente sulle strade: non so se sia l’ultimo, ma finchè ne avrò voglia continuerò a gareggiare». Detto da una quasi cinquantenne…chapeau.

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Pubblicato il 24 Settembre 2008
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