È nata una stella. Si chiama Nicolò Melli
La giovane ala di Reggio Emilia non ha ancora compiuto 18 anni. Contro Varese ha fatto una partita da vero campione e raccoglie i complimenti dei due coach
Un pregio di coach Pillastrini è la lucidità di analisi che dimostra subito dopo una partita. L’emozione (rabbia o gioia) non lo travolge mai, anche quando si tratta di una sconfitta a pochi secondi dalla fine e perdipiù contro una diretta concorrente come Reggio Emilia. Riconoscere il valore dell’ avversario è un modo per riconoscere il valore della propria squadra. «In questo campionato giochiamo contro squadre forti e il livello è alto – commenta il coach biancorosso -. Noi abbiamo pagato perché abbiamo giocato al di sotto delle nostre possibilità. In attacco c’era poca fluidità, perché loro ci hanno imbrigliato bene impedendoci di fare movimento. Ma se stasera non avessimo avuto una difesa aggressiva non avremmo avuto chance. Il mio obbiettivo era infatti alzare i ritmi con la difesa. Insomma, dobbiamo ancora lavorare molto sulla qualità del gioco».

Si è pure arrabbiato perché a 50 secondi dalla fine ha sbagliato un tiro da tre, dopo aver trascinato Reggio Emilia alla vittoria. Ha fatto ammattire prima uno come Galanda e non contento ha dato filo da torcere pure a Cotani, uno che la curva nord ha soprannominato il Gladiatore. Si è fatto rispettare pure dagli arbitri. Entrare a 17 anni e mezzo in un campo infuocato come quello di Varese e giocare con tanta personalità, come un veterano consumato del parquet, è roba da campioni. Nicolò Melli, classe 1991, ala di 204 centimetri, ha dimostrato di esserlo. Qualcuno lo ha paragonato ai talenti passati di Esposito e Basile. Al PalaWhirlpool, dunque, abbiamo visto all’opera la nuova stella del basket italiano. Purtroppo non vestiva la maglia della Cimberio. «L’ho lanciato io lo scorso anno – spiega coach Franco Marcelletti – e questa sera ha dimostrato di avere grandissimo senso di responsabilità. Giocare come ha giocato lui su un campo difficile come quello di Varese vuol dire avere la stoffa del campione». Il ragazzo ha messo in difficoltà la difesa di Varese. E Pillastrini si è pentito di non avergli messo alle costole fin da subito il gladiatore . Ma forse non sarebbe bastato lo stesso. Il ragazzo è stato perfetto.
«Concordo con Pilla – conclude Marcelletti – quando dice che questo è un grande campionato. Io lo disputo da 8 anni e non c’è nessun campo che è facile. Questo è il vero campionato italiano per qualità e forse l’unico dove puoi vedere dieci giocatori italiani in campo».
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