Si ustiona e rifiuta l’amputazione, muore quarantunenne
La donna, originaria di Varese, si era trasferita coi genitori in Sardegna: deceduta dopo 19 giorni di agonia
Un’ustione estesa e pericolosa che obbligava i medici ad amputare alla donna un piede e una mano. Ma lei, Maria Grazia Pavin, di Laerru, paese del Sassaritano e originaria della provincia di Varese ha scelto di non farsi operare. Decisione probabilmente fatale, perché la quarantunenne è morta venerdì scorso, il 26 dicembre. Come riporta il quotidiano “La nuova Sardegna” la donna ha comunicato la decisione di rinunciare alle cure chirurgiche di fronte a due magistrati che si sono recati in ospedale con un perito dove la donna, sebbene grave – l’ustione era all’80 per cento del corpo e risale allo scorso 7 dicembre – ha affermato di non volere essere operata. Anche la madre, che ha lavorato in un ospedale varesino, ha ricordato ai cronisti le intenzioni della figlia: “Se mi succede qualcosa lasciami morire”, le diceva sempre. E così è stato. Al momento dei fatti Maria Grazia Pavin si trovava nel reparto di Psichiatria in quanto soffriva di schizofrenia, sebbene non fosse ritenuta un paziente a rischio. Sull’incendio, avvenuto in un bagno del reparto, l’Azienda ospedaliera ha aperto un’indagine interna. Solo l’autopsia potrà chiarire quali sono le cause del decesso e in particolare se l’intervento avrebbe potuto salvare la vita alla donna.
«Resto esterreffatto – spiega alla ‘Nuova Sardegnà il vescovo di Sassari, monsignor Paolo Atzei – davanti ad un episodio di così indaudita gravità. In una a cultura in cui la vita di tutti, dalle persone agli animali, viene sempre tutelata, nulla è stato fatto per salvare la vita a questa donna con evidenti problemi psichici. Senza andare a cercare nessun tipo di leggi, ritengo assurdo che si sia potuti arrivare a far morire una persona».La community di VareseNews
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