Contrordine, gli stranieri del bonus bebè vanno a processo

La cassazione cambia orientamento, oggi il primo caso in tribunale. Quelli già assolti, nel frattempo, sono salvi

Chi prima arriva, meglio alloggia. Vecchio e cinico proverbio, che per un cittadino marocchino di Varese, padre di famiglia, è risultato vero. Indagato per truffa, per aver riscosso il bonus bebè del 2005, è stato finora il primo –  e unico – degli stranieri sotto inchiesta, a essere rinviato a giudizio.

La sua pratica era rimasta indietro, ed è stata la sua sfortuna. Perché i giudici, finora, hanno sempre asolto gli indagati. Ma la Cassazione, qualche giorno fa, ha cambiato idea, passando da una posizione innocentista, a una posizione meno tenera. Che riqualifica il reato e stabilisce, invece, la necessità di accertamenti più articolati per stabilire se vi fu truffa, in tutti i casi dei bonus bebè 2005. Gli assegni furono  incassati alla posta, da stranieri che avevano ritenuto di averne diritto, dopo aver ricevuto a casa per sbaglio la lettera di Silvio Berlusconi (bisognava invece avere la cittadinanza italiana).

Coke si diceva, l’uomo rinviato a giudizio oggi dal gup Giuseppe Fazio, e difeso dall’avvocato Irene Visconti  (lo stesso legale che portò in aula il primo caso di bonus bebè) è a sua volta il primo che va a processo. Solo in provincia, erano stati almeno 400 i casi di stranieri segnalati da ben due procure della repubblica, Busto Arsizio e Varese. I giudici erano stati sommersi da una valanga di pratiche del genere, pronunciando sempre sentenza di non luogo a procedere, o al massimo una assoluzione con il rito abbreviato.

Proprio a novembre, la cassazione aveva emesso una sentenza che sembrava aver fugato ogni dubbio. Una donna romena era stata assolta dal gup di Varese, Giuseppe Battarino. La procura aveva fatto ricorso, ma la cassazione aveva stabilito che la donna compilò i moduli e andò in posta mostrando il documento, dunque non cercò di passare per italiana. Ora, si apre anche il problema di quei casi per i quali c’è un ricorso pendente in cassazione. Se torneranno a Varese, finiranno tutti a processo. Tutti gli altri, invece, devono ringraziare la fortuna, che li ha assegnati in calendario, prima che la cassazione cambiasse idea.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2009
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