Scintille tra Fini e Berlusconi alla direzione nazionale Pdl
Finisce con una rissa verbale lòa prima parte dell'assise che vede contrapposte la corrente pro Forza Italia ed ex An fedeli al presidente della Camera
Si chiama auditorium della Conciliazione, ma di conciliativo, tra Fini e Berlusconi c’è ben poco. Finisce infatti con una rissa verbale la prima parte della direzione nazionale della Pdl, partito nato dalla fusione di An e Forza Italia due anni fa. Le ultime critiche fra parte dellex An fedele al presidente della Camera Gianfranco Fini e il grosso del partito, che sostiene Silvio Berlusconi, sembrano avviate all’ultimo atto.
Le scintille sono arrivate quasi subito, dopo l’intervento del presidente della Camera. L’ex leader di An rivendica la sua scelta di fare una minoranza interna al Pdl: «È puerile nascondere la polvere sotto il tappeto, non voglio fare una corrente per conquistare quote di potere, voglio solo esprimere le mie idee diverse, chiedo di discutere e di poter dire anche la mia. Non voglio polemizzare, non cerco il potere, ma c’è il rischio che si passi da un centralismo democratico a un centralismo carismatico». E ancora: «Dire le cose in faccia non significa essere un traditore. Se ci fosse stata più chiarezza, per esempio sulle riforme, certi problemi non sarebbero sorti. Avere idee diverse non mi pare di essere sleale…». All’intervento di Fini ha risposto lo stesso Berlusconi, anticipando il suo intervento. «Dici cose senza grande rilevanza politica e oggi hai cambiato totalmente posizione. Martedì mi hai detto di essere pentito di aver collaborato a fondare il Pdl e che volevi fare un gruppo parlamentare diverso». «Delle cose che hai chiesto – ha detto Berlusconi – non avevo notizia, comunque ne discuteremo. Lascia stare la Sicilia che ci sono dentro i tuoi uomini e ti ho già detto che voglio vendere il Giornale». L’affondo del premier arriva però duro, dopo l’attacco del presidente Schifani al collega della camera Fini, pubblicato oggi dal Corriere della sera «Dici che sei super partes? Per questo non sei venuto a piazza San Giovanni? Allora se vuoi fare politica lascia la presidenza della Camera». A quel punto il presidente della Camera si alza, agita il dito e urla, rivolto al Presidente del consiglio: «Che fai mi cacci?». Alle 16 sono ricominciati i lavori ed è toccato a Maurizio Lupi leggere un documento che è stato messo ai voti: 11 voteranno contro. Nel testo si sottolinea l’appoggio a Silvio Berlusconi, alle scelte prese a maggioranza, che debbono essere, anche se non condivise, rispettate dal partito e gli obiettivi nei prossimi anni di governo.
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