Come i padani, anche i bretoni fanno gli indiani

Nei manifesti per la libertà della Bretagna compaiono i nativi americani, "resistenti da cinquecento anni". E la loro battaglia raccoglie le simpatie leghiste

Un capo indiano ammicca dai manifesti: "500 anni di resistenza". Manifesto leghista? No, ma sempre in ambito celtico rimaniamo: perché accanto al capo indiano sta l’immagine di un guerriero bretone. "Resistenti da 500 anni" è uno degli slogan degli indipendentisti bretoni, che non riconoscono l’annessione francese, avvenuta appunto circa cinque secoli fa, il 13 agosto 1532. Il parallelismo tra "l’indiano" bretone e quello, celebre, dei manifesti leghisti, non è naturalmente casuale, considerati i rapporti che uniscono i tanti indipendentismi d’Europa, a partire dall’ormai ben noto "Mondiale delle nazioni non riconosciute" conquistato più volte dalla nazionale padana guidata (moralmente, non sul campo) da Renzo Bossi. E pazienza se gli indipendentisti bretoni, come quelli baschi e corsi, sono più legati alla cultura di sinistra: in effetti basta una veloce ricerca su Facebook per scoprire la simpatia che le varie sezioni del Carroccio e i gruppi del Movimento Giovani Padani nutrono verso la causa bretone, tra promozione della lingua locale e indipendentismo. Uno dei tanti capitoli dell’Europa delle nazioni (non riconosciute), che comprende anche la Catalogna, Gozo, Nizza, i fronti caldi dei Paesi Baschi o delle Fiandre. Per non parlare del Kosovo, che diventato indipendente si è trasformato un un crocevia di mafie e traffico di droga. Ma i padani, a quell’indipendenza, erano contrari: ai kosovari albanesi musulmani preferivano – ovvio – i nazionalisti serbi ortodossi. 

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Pubblicato il 20 Giugno 2010
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