Spazi nuovi e ricerca all’avanguardia per l’ematologia varesina

In occasione della giornata nazionale dell'Ail, il reparto del Circolo ha aperto le sue porte alla popolazione

Il professor Francesco Passamonti Da un anno e mezzo, l’ospedale di Varese ha aperto il reparto di ematologia. Si tratta di un’unità operativa dove vengono curati i linfomi, i mielomi, le leucemie e i linfonoidi. Nonostante l’incidenza non sia elevata, si parla di 1 caso e mezzo ogni 100.000 abitanti, la complessità della patologia e la sua gravità hanno indotto l’Azienda ospedaliera a investire su assistenza e ricerca. Alla guida, infatti, è stato scelto uno dei più apprezzati ematologici del panorama nazionale ma anche internaizonale il professor Francesco Passamonti: «Ho deciso di lasciare Pavia e venire a Varese perchè credo in questo progetto – ha raccontato il primario – ho trovato un ambiente molto attento e deciso a offrire una risposta di eccellenza al territorio in un campo così delicato. Oltre a poter curare i varesini nel loro ospedale di riferimento, stiamo effettuando lavori di ricerca che ci permettono di attuare terapie sperimentali, con farmaci innovativi. E tutto ciò è reso possibile anche dall‘Ail, l’associazione che segue con grande attenzione questo reparto, sintomo di un profondo legame tra la città e il suo ospedale».

 
La giornata dell’Ail è coincisa con la presentazione ufficiale del reparto, costituito da ambulatori, day hospital e camere di degenza, dove vengono offerte cure a chi è affetto da questo tipo di tumori. Molti gli invitati a questa giornata di porte aperte, primi fra tutti il direttore generale dell’azienda Walter Bergamaschi che ha parlato dell’importanza di offrire cure innovative in settori importanti come quello oncologico, e il Rettore dell-Università dell’Insubria Renzo Dionigi che ha voluto sottolineare lo spessore internazionale del professor Passamonti.
 
Tra i presenti, oltre a una delegazione di Alpini, anche molti volontari dell’Ail che vedono in Gianfranco Mombelli il presidente provinciale: «Molti conoscono le nostre uova pasuali o le strenne natalizie. Ogni centesimo che raccogliamo lo investiamo completamente nel nostro ospedale. Fino ad oggi abbiamo regalato macchinari, fornito i nuovi arredamenti del reparto, messo a contratto cinque medici ematologi e due biologi. Io ho iniziato questa attività quando mio figlio è stato colpito da questa malattia e sono stato costretto ad andare a Bergamo dividendo la mia famiglia. Ho capito il significato della sofferenza e ho deciso di agire almeno per alleviare il disagio di cure lontane da casa». 

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Pubblicato il 21 Giugno 2012
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