Da Lugano a Milano: i grandi poco conosciuti della Pinacoteca di Brera

Visita ai capolavori meno famosi della raccolta milanese nel Museo voluto da Napoleone

pinacoteca di brera

Lo spunto per la visita alla Pinacoteca di Brera viene da Lugano, dove lo storico Studio d’Arte Contemporanea Dabbeni espone in questi giorni due dipinti di provenienza familiare i quali, pur essendo presumibilmente e verosimilmente di fattura tardobarocca, tra Sei e Settecento, non hanno ancora un autore assegnato con certezza.

A Brera cercavamo una flebile radice lombarda di questi dipinti e, onestamente, ci siamo un po’ persi, a parte forse un Carlo Francesco Nuvoloni da Cremona (1608, 1657) , che per la maniera di dipingere potrebbe avere qualche elemento comune con l’ignoto artista di Lugano. Più facilmente, come suggerisce l’esperto gallerista, i dipinti esposti in Corso Pestalozzi, potrebbero essere opera di un pittore non lontano dal ticinese Giuseppe Antonio Petrini (1677, 1757).

A Brera dunque cercavamo artisti poco noti, ma anche se la traccia iniziale è andata perduta, non siamo certo rimasti delusi; anzi, sopratutto i cosiddetti autori minori, i quali più che essere minori sono spesso solo poco conosciuti, vanno a costituire un brillante corollario ad una delle più importanti collezioni d’arte d’Europa. La Pinacoteca, voluta in origine nel 1776 da Maria Teresa d’Austria, è divenuta museo per volontà di Napoleone e la statua bronzea del generale corso domina infatti ancora il centro del chiostro braidense.

Spesso si va a Brera per vedere Raffaello, Caravaggio, Mantegna, forse Hayez, ma se ci si lascia guidare dalla bellezza c’è anche molto altro. La sala XXI ad esempio è dominata dalla figura artistica di Carlo Crivelli, pittore veneziano naturalizzato marchigiano che è stato uno dei più importanti esponenti della pittura quattrocentesca nel bacino dell’Adriatico, avendo lavorato anche in Dalmazia immediatamente dopo le vicende giudiziarie che lo videro protagonista in patria. Noto soprattutto per i suoi polittici nell’area di Ascoli Piceno e Macerata, Crivelli ha una pittura molto fedele al vero, cosa questa che ha alimentato il dibattito sull’appartenenza dell’artista alla piena pittura rinascimentale.

Quattro le opere di Crivelli a Brera, tra le quali ricordiamo soprattutto “La Madonna della Candeletta”, ma il veneziano ha avuto anche una propria sala alla National Gallery di Londra.

Non sfugge poi Gaudenzio Ferrari (1475, 1546), valsesiano di origine che ha lavorato parecchio a Vercelli, Morbegno, e al Sacro Monte di Varallo, ma è legato al territorio varesotto per un’opera in particolare, eseguita a Saronno: l’affresco della cupola al Santuario della Beata Vergine dei Miracoli. Alla bottega di Ferrari, nel Varesotto, è attribuito poi anche il cosiddetto “Polittico dell’Assunta”, collocato nel 1940 al centro della parete settentrionale del Santuario di Santa Maria in Piazza, a Busto Arsizio.

A Brera di Ferrari c’è un dipinto splendido nella sala XV: “La natività della Vergine”, che è anche raccontato su Youtube dai servizi educativi della pinacoteca.

In ultimo ricordiamo l’autore milanese di quello che è uno dei dipinti più belli e delicati dell’esposizione. Gerolamo Induno (1825, 1890) è stato un artista e patriota garibaldino, alla cui produzione giovanile appartengono alcune opere che si distinguono non tanto per l’ottima tecnica, bensì piuttosto per la forte intensità emotiva che riescono a restituire.

“Triste presentimento” (1862) è uno di questi, splendido per la grande capacità di immaginare le situazioni dimostrata qui da Induno. Curioso il fatto che all’interno di questo dipinto si trovi immortalata su una parete la stilizzazione di un’opera del più grande artista romantico braidense: “Il Bacio” di Francesco Hayez. E’ questo il taglio risorgimentale di Induno, nella sala XXXVII, l’ultima.


Pinacoteca di Brera, via Brera 28 – Milano
Il sito
sbsae-mi.brera@beniculturali.it
Tel: 02 722 600 31

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Pubblicato il 12 Giugno 2015
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