Greta e Bebe, due ragazze che dobbiamo ringraziare

La rubrica di Daniele Cassioli - L'esempio di Thunberg è importante ma deve stimolare anche l'azione di ognuno di noi. Dieci anni di Art4Sport, l'eccezionale idea della famiglia Vio per reagire alla malattia della figlia

daniele cassioli

(d. f.) Greta Thunberg e Bebe Vio, due ragazze, due giovanissime, che hanno qualcosa da dire di importante all’opinione pubblica. È su di loro che si incentra la puntata odierna della rubrica di Daniele Cassioli che nel frattempo è stato ricevuto anche alla Camera: era alla guida di una delegazione di bambini non vedenti alla quale è stata donata una copia della Costituzione, scritta in Braille. Se Greta e Bebe sono dei simboli, anche il nostro Daniele non è da meno!

Siamo tutti Greta Thunberg o siamo dei paraculi che il venerdì diventano ambientalisti convinti? Che si stia vivendo un disastro mondiale è abbastanza innegabile. Lo vedo pure io!
Si sciolgono i ghiacciai, nascono isole di plastica, il pesce sa di mercurio. Il cambiamento climatico è un dato di fatto. Quando sento dire che è un’invenzione, mi sento preso in giro, perché non si può pensare che la gente non si accorga di ciò che le accade intorno. Provate a chiedere a un albergatore di montagna, se il cambiamento climatico è una bufala. Fatevi dare due dati sulle aperture degli impianti e su come, tra qualche anno, sciare su neve naturale, dalle nostre parti, sarà un’utopia.

PARLARE E SOPRATTUTTO FARE – Ho ascoltato e riascoltato il discorso di Greta di fronte ai potenti del mondo. Greta ha le palle, questo mi sembra chiaro. Il suo discorso è emozione pura, energia che viene da dentro, sentimento che nasce da una vera e propria fiamma interiore che l’ha portata a fare di questo tema la missione della propria giovane esistenza.
È anche vero che la corrente opposta è verosimilmente sostenuta da altri interessi, da altre industrie che hanno come core business proprio l’ecocompatibilità. Non è per disilluderci, ma per opportuno realismo che possiamo supporre che anche Greta Thunberg sia sostenuta (non solo con strette di mano) da chi, non solo per “buon samaritanesimo”, ha un discreto tornaconto nell’accendere i riflettori su questi temi. Rimane però innegabile che il grande coinvolgimento personale di Greta l’ha portata a decidere di fare qualcosa, non solo di parlarne. Da qui parte l’idea di raggiungere il luogo della conferenza in barca a vela e chissà quante azioni positive vedono protagonista Greta nella sua vita di tutti i giorni.

E NOI, COME CI COMPORTIAMO? – Ma quanti di noi, campioni del venerdì, si ricordano che, a parte i cattivoni dei poteri forti, a parte il marcio dei soldi, a parte questi sistemi che ci controllano, siamo noi, in prima persona, che attraverso piccoli gesti impattiamo tutti i giorni sul nostro Pianeta?
Mi sono fatto queste domande, perché anche io rabbrividisco quando leggo dell’Amazzonia in fiamme, del petrolio che non abbandona la sua centralità nella nostra economia e quando sento parecchi politici che parlano di tutto e nemmeno vengono sfiorati dall’emergenza in cui ci siamo cacciati.
Tuttavia è ugualmente allarmante lo scarso grado di consapevolezza e di collaborazione di noi cittadini che non abbiamo ancora capito che parte di questo casino deriva anche dal nostro modo di pensare, di comportarci e di essere.
Avevamo bisogno di Greta? Perché ci serve sempre il grande gesto di qualcuno per accendere in noi una luce nuova? Oppure il senso di appartenenza, in questo caso agli attivisti del venerdì, vale più di quello che è il contenuto della protesta stessa?

UNA NUOVA CULTURA – Perché questo movimento abbia un senso occorre che chi lo ha avviato non rimanga solamente una grande figura iconica che rappresenta il povero ambiente massacrato dai poteri forti. Serve una consapevolezza complessiva. Abbiamo bisogno di una cultura nuova che eviti a questi venerdì di Greta di trasformarsi in “molto rumore per nulla”.
Allora cominciamo a chiederci quante bottiglie di plastica usiamo in una settimana invece della borraccia, quante volte preferiamo l’auto ai mezzi pubblici, quante volte gettiamo i rifiuti senza preoccuparci di differenziarli, quante volte facciamo partire la lavastoviglie con dentro tre posate, quante volte ordiniamo il cibo delivery con spazzatura annessa e connessa, quante volte accendiamo l’aria condizionata invece di toglierci il maglioncino, quante volte buttiamo una carta per terra perché tanto è biodegradabile?
Dobbiamo tutti insieme ringraziare Greta perché ha avuto il coraggio e l’abilità di porre all’attenzione del mondo un tema molto più importante di tutti gli altri.
Prima di lei noi dove eravamo? E ora che lei ci ha dato questa grande opportunità, come pensiamo di sfruttarla? Quello che scegliamo di essere, infatti, può permettere al nostro Pianeta di fare un passo in avanti verso la sopravvivenza.
Non solo puntare il dito contro chi fa i propri interessi sulle spalle della natura, ma anche scegliendo ogni giorno la soluzione più sensata che renda i nostri capricci compatibili con l’ecosostenibilità.

daniele cassioli bebe vio

UN’OCCHIATA A… i dieci anni di Art4Sport

«Il 19 ottobre abbiamo festeggiato i dieci anni di Art4sport, la onlus nata dalla famiglia Vio in seguito alla grave malattia che ha colpito Beatrice, ormai la campionessa paralimpica più conosciuta del pianeta. Dico “abbiamo” perché io ho avuto il privilegio di esserci».

Teresa, mamma di Bebe e presidentessa dell’associazione, spiega che tutto è nato perché si è scelto di ripartire con la vita attraverso lo sport. Ripartire con la vita attraverso lo sport. Questa frase andrebbe scritta sulle porte degli ospedali, dei centri riabilitativi e su tutti gli istituti dei ciechi. Ho visto in questi due giorni una famiglia, quella di Art4sport, unita. Un gruppo che si è stretto attorno ai problemi, dei genitori che si sono uniti perché, dopo aver visto il proprio figlio perdere un arto o semplicemente nascerci senza, si sono trovati a ri-apprezzare le cose belle della vita proprio grazie a opportunità di questo tipo. Lo vedo anche io nel mio piccolo e ne ho avuto la conferma ad Abano Terme: un’ora di allenamento cambia la percezione della disabilità, da lì in poi. Nel percorso della associazione la famiglia di Bebe ha visto il cambiamento radicale di tante famiglie. Dal sentirsi persi al trovare un appiglio. Dall’essere soli al trovarsi in una grande famiglia. Dall’essere morti al sentirsi vivi, senza nemmeno sapere il perché. Un pallone mette d’accordo popoli che litigano da anni, una protesi ti restituisce la voglia di correre, un amico che guarda per te ti fa tornare il desiderio di metterti ai piedi un paio di sci. Questo è lo sport e questa è l’associazione della famiglia Vio. Provate a pensare di avere una figlia che perde, in 4 anni di calvario, braccia e gambe. Quanti di noi, un mese dopo che è uscita dall’ospedale, sarebbero in grado di pensare, di avere le forze per andare a costituire un’associazione sportiva? Per questo li ammiro molto, per questo l’ispirazione di quei momenti è stata profonda per me. Per me che da poco mi dedico al mondo delle associazioni sportive e già vedo un milione di cose che si possono fare. Perché con la vita si può ripartire attraverso lo sport, non solo per chi ha una disabilità.

Il sito ufficiale – Daniele Cassioli
Come siete strani voi che ci vedete
 – La rubrica di Daniele Cassioli per VareseNews

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Pubblicato il 24 ottobre 2019
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