Ospedale unico, ecco cosa rimarrà nella vecchia sede di Busto

Dagli uffici amministrativi alle scuole i piani di mantenimento nella vecchia sede si concentreranno sulla parte storica dell'edificio. Le altre aree sono destinate alla vendita

ospedale busto

Ci vorranno 8 anni prima che il nuovo ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate sarà pronto. E mentre il progetto continua il suo iter istituzionale la ASST ha già una prima idea di cosa lasciare all’interno della vecchia sede di Busto. È stato il direttore generale della struttura, Eugenio Porfido, a spiegare in commissione sanità i piani per la vecchia sede.

«Noi ci concentriamo sul mantenimento della parte storica sia per una questione volumetrica che di appetibilità, con un patrimonio storico da mantenere pubblico» annuncia Porfido. E quindi negli spazi della cosiddetta entrata vecchia «rimarrà tutta la parte amministrativa dell’ospedale che non richiede la vicinanza con i reparti» e saranno ricavati spazi «per il CAL (centro assistenza limitata) e un piccolo presidio per le prenotazioni». Inoltre «prevediamo di rendere disponibile parte di questo stabile a medici di medicina generale e pediatrica associati che potranno aprire qui i loro studi» oltre ad accorpare «altri servizi sociosanitari che oggi sono dislocati in altre sedi». Rimarranno dove sono oggi anche «il corso di laurea infermieristico e il corso di medicina generale» perché «possono tranquillamente svolgere il periodo teorico nel building qui e poi la parte pratica nell’area operativa».

La scelta di strutture, uffici e funzionalità da mantenere oltre al valore storico dell’edifico è determinata anche dal fatto che «l’area è ben delimitatile e permette un accesso alternativo che vincolerebbe meno le aree che saranno lasciate libere». E in quelle aree cosa succederà? Porfido ancora non si sbilancia perchè «siamo in una fase ancora troppo precoce» anche se il destino non sembra essere quello dell’abbandono. Se infatti i 400 milioni che arriveranno per l’ospedale unico saranno spesi in gran parte per la costruzione dell’edificio «pensiamo che una quota derivante dalle alienazioni potrà dare la possibilità di avere altre tecnologie che nel corso degli anni saranno disponibili».

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di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2019
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