Sacchetti dice stop: il leggendario Meo smette di allenare
«Caserta-Montecatini è stata la mia ultima partita». Il legame con Varese, l'infortunio in finale scudetto, i trionfi in panchina a Sassari e Cremona, l'avventura in azzurro e il mancato ritorno a Masnago raccontano una storia speciale
La serie di playoff di Serie B Nazionale tra Caserta e Montecatini – vinta in gara5 dai campani – ha messo fine a una delle carriere più belle e importanti del basket italiano, quella di Meo Sacchetti. Il leggendario capitano della DiVarese, che in questa stagione ha allenato la squadra toscana, ha deciso di lasciare la panchina: «Gara 5 a Caserta è stata la mia ultima partita con la pallacanestro» ha detto, ringraziando per l’esperienza gli Herons.
La storia di Meo è stata estremamente importante sia da giocatore sia da allenatore. Nato nel 1953 in un campo profughi ad Altamura (ha origini bellunesi ma la sua famiglia si era trasferita in Romania prima di rientrare in Italia), trasferito in Piemonte da bambino, diventò un giocatore di alto livello a Torino, vinse l’argento olimpico a Mosca ’80 e l’oro europeo a Nantes ’83 per poi trasferirsi a Varese. Con la DiVarese visse stagioni esaltanti, bellissime ma altrettanto sfortunate con l’apice nella Gara2 di finale 1990, quando si ruppe il legamento crociato, un fatto che cosò una bella fetta di scudetto (andato a Pesaro).
Dopo il ritiro, Sacchetti si è seduto in panchina iniziando dalla gavetta (Bergamo, Castelletto Ticino, Fabriano…) per poi salire al livello più alto: approdato a Sassari nel 2009, arrivò a conquistare con la Dinamo uno scudetto storico (2015), quello che non era riuscito a cucirsi addosso da giocatore. Pare incredibile, ma proprio quel trionfo gli costò “l’anelato” ritorno a Varese in veste di coach: fosse andata male quella stagione, probabilmente Meo sarebbe “tornato a casa”, invece ovviamente venne confermato in Sardegna.
Un altro capolavoro arrivò nel 2019, con la vittoria della Coppa Italia con la Vanoli Cremona, altrettanto storica. Intanto ecco la chiamata in azzurro per sostituire Ettore Messina: un’esperienza che non è culminata con una medaglia ma che ha avuto tanti momenti belli come la qualificazione ai Mondiali di Cina (ottenuta proprio vincendo con l’Ungheria a Varese) e quella, incredibile, alle Olimpiadi di Tokyo grazie al successo sulla Serbia a Belgrado. Silurato dal presidente federale Petrucci a favore di Pozzecco, Sacchetti si è poi seduto sulle panchine di Fortitudo, Cantù e Pesaro dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto con Varese (all’alba dell’era Scola). Infine Montecatini, oggi il saluto mentre suo figlio Tommaso sta facendo strada proprio all’interno di Varese Basketball.
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