Matteo Trullu, il ragazzino che voleva suonare “The Final Countdown”

Quattordici anni appena compiuti, una chitarra elettrica chiesta a Babbo Natale e un palco europeo che lo aspetta. Il vincitore di "The Voice Kids" rappresenterà l'Italia allo Junior Eurovision Song Contest: lo abbiamo incontrato alla presentazione del suo singolo "Che cos'è l'amore?".

matteo trullu musica

Aveva cinque anni. Gli altri bambini chiedevano videogiochi e supereroi, lui una chitarra elettrica. Un desiderio preciso, quasi una missione: suonare “The Final Countdown” degli Europe. Da lì non si è più fermato. Poi sono arrivati i Twisted Sister, le chitarre più ruvide, i riff che fanno tremare le pareti della cameretta.
Oggi Matteo Trullu suona chitarra, batteria e pianoforte, studia al conservatorio e frequenta il liceo classico. La sua storia comincia prima, a 4 anni, con le finali dello Zecchino d’Oro. Le perde. Sarebbe potuta finire lì. E invece un anno dopo è la voce del Piccolo Coro di San Sperate, e da quel momento il crescendo non si arresta: concorsi vinti in Sardegna e fuori, la finale di Sanremo Junior nel 2024, il Fuoriclasse Talent nel 2025.

Fino a quella sera di San Valentino. Il 14 febbraio, su Rai 1, davanti a milioni di spettatori, il ragazzo di Decimomannu conquista The Voice Kids con la chitarra in mano. Lo studio in piedi a scandire “Bravo-bravo”, la Sardegna in festa, un’intera comunità stretta attorno a lui.
Il 24 ottobre Matteo sarà a Malta, a rappresentare l’Italia allo Junior Eurovision Song Contest con “Che cos’è l’amore?”, pubblicato da Universal Music Italia. L’ultima e unica vittoria italiana risale al 2014 con Vincenzo Cantiello, e ora Matteo sogna di riscrivere la storia.

Matteo, possiamo dire che tutto è iniziato per colpa del rock?
«In qualche modo sì. Naturalmente amavo le canzoni dello Zecchino d’Oro, ma il rock mi ha affascinato sin da subito. A cinque anni ho chiesto in regalo una chitarra elettrica: volevo suonarci “The Final Countdown” degli Europe, e ci sono riuscito!».

Rap e trap attraggono milioni di tuoi coetanei, tu ascolti rock. Come mai?
«In realtà ascolto di tutto. Ma le vibrazioni che mi dà il rock sono uniche, mi rappresentano. Penso ad un rock fatto di tante influenze diverse, in qualche modo più moderno e melodico».

I tuoi genitori hanno creduto in te fin da subito. La musica è una tradizione di famiglia?

«No, per niente! Mia mamma canta in macchina, e non è nemmeno tanto intonata (sorride). La passione è nata in me da zero. I miei genitori mi hanno ascoltato e sostenuto, ed oggi fanno tantissimi sacrifici per aiutarmi a portare avanti questa mia passione. A loro devo davvero tanto».

Poi è arrivato The Voice Kids. Quanto ti ha cambiato quella vittoria?

«Tanto. Anche semplicemente tornare a scuola era diverso. Ma la cosa più importante che mi è rimasta è la spinta ottenuta da questo incredibile successo: il conservatorio, più impegno nelle prove e nello studio della musica, tutto questo senza trascurare la scuola».

Hai già aperto diversi concerti. Con chi sogni di suonare?

«Aprire i concerti è una cosa che mi emoziona tantissimo. Ho cominciato con EroCaddeo, che mi ha contattato per aprire un suo spettacolo, poi ne sono arrivati altri. In questa mia breve vita artistica ho incontrato musicisti incredibili che mi hanno dato consigli preziosi, come Omar Pedrini. Il mio sogno è suonare con Bruno Mars».

Come gestisci l’emozione davanti al pubblico?

«Mi bastano poche note. Poi in maniera quasi automatica si crea una magia speciale e la tensione evapora. Il pubblico mi dà una carica enorme, vivo tutto in modo molto positivo».

“Che cos’è l’amore?” è il tuo nuovo singolo. Ma si può parlare d’amore a 14 anni? Alcuni ne capiscono poco anche dopo i cinquanta.

«Sì, se lo si fa con un messaggio diretto a chi ha la tua età. La canzone usa immagini quotidiane per cercare un significato all’amore, senza dare risposte definitive. La sento davvero mia, e in più mi permette di suonare chitarra e pianoforte».

C’è vita oltre la musica per te?

«Mi piace tantissimo lo sport, soprattutto il calcio: tifo Cagliari da sempre. E in palestra faccio crossfit».

Che rapporto hai con i social?

«Molto positivo. Credo che siano non solo utili, ma necessari per farsi conoscere e per conoscere. Vanno usati con grande attenzione. Per me sono in parte uno strumento, in parte uno svago».

Ultima domanda, una sola risposta. Isola deserta: chitarra, pianoforte o batteria?

«Chitarra!».

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Pubblicato il 28 Settembre 2026
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