L’Inda va bene? “Ma se abbiamo perso 200 posti di lavoro!”

La Fiom Cgil ribatte alle notizie aziendali: “A metà febbraio del 2008 è stata aperta una procedura di mobilità per quasi il dieci per cento della attuale forza lavoro”

Riceviamo e pubblichiamo la risposta della Rsu Inda alla nota inviata dalla società dove viene tratteggiato il quadro economico dell’azienda

Varesenews, in data 16 giugno ‘08, ha pubblicato un articolo relativo ad Inda. In questo articolo viene riassunto il bilancio 2007 di questa azienda, esaltando la performance positiva ed i risultati positivi raggiunti, sottolineando inoltre che l’occupazione rimane stabile.

Chi lavora nella storica sede di Caravate di Inda, sede in cui si producono gli accessori e si gestisce la parte amministrativa, ha probabilmente pensato di leggere notizie di un’altra azienda, in quando molto diverse dalla realtà quotidiana in cui vive.

Ricordiamo che negli ultimi anni Inda ha subito una importante ristrutturazione che ha visto la perdita di circa 200 posti di lavoro.

Questa ristrutturazione è tuttora in corso infatti, a metà febbraio del 2008 è stata aperta una procedura di mobilità per quasi il dieci per cento della attuale forza lavoro, questa operazione, durante l’illustrazione ai lavoratori ed al sindacato, è stata motivata da un andamento negativo dell’azienda.

Un’altro elemento di perplessità è dato dall’analisi del risultato aziendale.

Si legge che nel 2007 è stato positivo, però il “premio di risultato”, strumento che quasi tutte le aziende adottano e che dovrebbe servire a redistribuire ai lavoratori una cifra variabile in funzione appunto del “risultato”, nel 2007, per i lavoratori e le lavoratrici di Caravate, si è attestato ai minimi storici.

Durante il 2007 e anche in questi primi mesi del 2008, in questa azienda, si è utilizzato lo strumento della cassa integrazione, e anche questo, a parere di chi scrive, non è un segnale positivo e va in contraddizione con le dichiarazioni aziendali.

Tutto questo ed  il clima di incertezza che si vive in azienda, dettato anche dal timore che, come avvenuto in passato, pezzi di produzione vengano delocalizzati dove il costo della manodopera è minore, mostra una visione di Inda molto diversa a quella a tinte rosa dipinta da chi la gestisce.

Ma a questo punto il dubbio è: qual è la vera Inda?

A nostro avviso entrambe le descrizioni rappresentano questa azienda, solo che sono vissute da prospettive diverse.

La prima è quella dell’imprenditore, che tende a massimizzare i profitti, a ridurre quanto più possibile le spese, preferendo la delocalizzazione all’investimento, preferendo licenziare piuttosto che specializzare, anche se tutto questo va a discapito del lavoratore.
La seconda è la nostra, quella dei lavoratori che creano benessere e ricchezza per l’imprenditore e che hanno come aspettative uno stipendio dignitoso e soprattutto la stabilità del proprio posto di lavoro, speranze che, come descritto precedentemente, vengono spesso disilluse.

RSU Fiom-CGIL Inda

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Pubblicato il 19 Giugno 2008
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