I dolori dei tifosi rossoneri

La correttezza dell'arbitro Cicoria e la delusione per il comportamento di Adriano Galliani

Gli anni  sono volati, la Pallacanestro  Ignis  Varese è già storia e anche ricordi, nei quali però  spesso non vedo trovare posto un personaggio che  ha contribuito a costruire il   mito  gialloblù: l’ex arbitro Cicoria. Lo volle a Varese il dg Giancarlo Gualco perché la disputa della Coppa Campioni richiedeva uno staff  di persone credibili, competenti e conosciute. “Cico” era stimato da tutti e di notorietà internazionale. L’Italia cestistica  lo apprezzò ancora di più quando,  dopo avere commesso un errore  tecnico in una partita disputata se non  ricordo male a Pesaro, invece  di rivoltare la frittata – ne avrebbe avuta  la possibilità- ammise il suo errore e la partita  venne  rigiocata.

A Varese Cicoria  si preoccupò sempre di far capire le ragioni degli arbitri, continuò a essere un loro collega, rese più consapevoli  i giocatori, addolcì una  tifoseria  molto calda;  sui campi europei  con la sua presenza  certamente limitò  “chiamate” spudorate  di arbitri dal cuore di coniglio. L’Ignis vinse e perse quando lo meritava, Luigi Cicoria  diede alla squadra e alla famiglia Borghi un’immagine  stupenda.

Ho pensato al vecchio  e caro “Cico” quando in ambito Milan è spuntato Meani, addetto agli arbitri, protagonista di  comportamenti e di  telefonate che  evidenziavano  la differenza  culturale tra la scelta della Ignis e quella della società rossonera. Non entro nel merito delle intercettazioni, che saranno oggetto di provvedimenti della giustizia sportiva, mi sembra giusto invece rilevare l’errore strategico di chi amministra il Milan, società che dovrebbe  avere il culto della comunicazione e dell’immagine. Infatti un grande ex arbitro al posto del ristoratore lodigiano  avrebbe  dato ben altra dignità al ruolo di  “addetto”, sarebbe stato  un ambasciatore  accettato  e credibile come Cicoria.

E questo non è stato  purtroppo il solo errore di Adriano  Galliani.
Da vecchio tifosi milanista gli posso imputare la trasformazione della squadra in un istituto geriatrico, le   recenti inadeguate campagne acquisti, l’aver fatto prevalere il ruolo di  presidente della Lega su quello di amministratore del Milan: i diritti tv hanno fruttato molto, ma il silenzio sui  danni subiti dagli arbitri è stato pernicioso. Per non parlare poi del mancato controllo dell’allenatore Ancelotti nella preparazione della squadra ( due pazzeschi inizi di campionato) e nella gestione  della ampia “rosa”  di giocatori. Errori gravi perchè nonostante Moggi  il Milan avrebbe potuto vincere  ugualmente gli ultimo due  scudetti.

Ma la delusione più grande Galliani l’ha data a noi tifosi con il problema delle intercettazioni: si è dichiarato estraneo invece non lo era. Non è una questione  di responsabilità  minime, ma di principio: a chi ti vuole bene devi dire sempre e comunque  la verità.  Galliani farebbe bene ad andarsene: oggi consegna a  un presidente che ritorna  con entusiasmo una società non  tranquilla. Noi  tifosi viviamo un momento doloroso, sembrano  vicini vecchi incubi e dolori dalle dimensioni bibliche. Non a caso la nostra storia di sofferenze  ha trovato  riscontro in un vangelo apocrifo  rinvenuto di recente. Riassumo: Gesù percorre la Galilea, entra  nei villaggi risana gli ammalati. Dopo aver fatto camminare uno zoppo scorge un giovane che si dispera e piange a  dirotto: lo avvicina , il giovane  lo implora: “ Piango da giorni, soffro, il mio cuore, la mia anima sono  straziati dal dolore,  Signore salvami!”   “ Ma chi sei, che cosa ti succede?”  Risponde il giovane: “ Sono  milanista”. E  Nostro Signore pianse con lui.

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Pubblicato il 27 Maggio 2006
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