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La fortuna di aver conosciuto don Vittorione

Don Vittorione l\'Africano al Premio Chiara
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27 Agosto 2026

Gentile direttore,

ringrazio per l’ospitalità che vorrà concederci, perchè vorrei proporre questo mio ricordo ai suoi lettori, agli associati di “Un senso”, dell’associazione culturale “Varese per…”, e a tutti coloro che conoscono o conosceranno la vita e le grandi opere umanitarie di Don Vittorione, del quale quest’anno riccorrono 100 anni dalla nascita proprio a Varese.

Oggi, casualmente, in un bar di Varese, mi è capitato di sbirciare un volantino che era tra le mani di un altro cliente seduto al tavolino. Apparentemente era uguale a tanti altri volantini che propongono cene e pranzi in Cascina. Stavo quasi per distogliere lo sguardo, quando i miei occhi si soffermano sulla prima riga: “A 100 anni dalla nascita ripercorriamo la vita di don Vittorio Pastori”. È stato come accendere un riflettore dentro di me.

All’improvviso, come fossi alla moviola per il montaggio di un film, il mio pensiero, in pochi secondi, ha riavvolto la pellicola e mi ha riportato agli anni ’67/68. In quegli anni, pur vivendo e lavorando a Milano, ho iniziato a conoscere e frequentare Varese perché per alcuni mesi, con la nostra azienda di famiglia, Fering Produzioni Cinematografiche di Milano, abbiamo prodotto e girato a Varese, nella Villa e Parco Toeplitz, il noto film giallo/noir “Una Jena in Cassaforte”. In uno di quei giorni, sfogliando la guida ai ristoranti Michelin, mi imbatto in una pagina riguardante Varese, dove veniva citato un famoso ristorante: “da Vittorio” in piazza Beccaria, con molte stelle, diverse specialità e commenti più che positivi, insomma un ristorante di altissimo livello (e anche piuttosto costoso). “Ci andrò”, mi dissi. Passarono un paio di mesi, terminai le riprese del film a Villa Toeplitz e rientrammo tutti a Milano.

Giorni dopo, per festeggiare una ricorrenza con la mia “ragazza”, Rosalba, poi diventata mia moglie, ripresi in mano la mia guida Michelin, e questa dove si apre? Sì, proprio lì, sulla pagina di Varese: Ristorante “da Vittorio”.

Era indicato anche il numero di telefono e chiamai immediatamente per prenotare.

Mi rispose un vocione tonante ma gentile e, ascoltate le mie motivazioni, mi disse: “Vuoi fare bella figura? Cerca di arrivare per le 19,30 e ti preparo la mia specialità, arrosto misto al flambè. Quando arrivi chiedi di me, sono Vittorio!”.

Gentile, pensai, ma nulla di più.

Partiti da Milano per Varese con destinazione “Da Vittorio”, per giustificare il fatto che la portavo in un’altra città solo per una cena, anticipai a Rosalba il fatto che le avrei fatto una gran sorpresa. E così fu! Al ristorante ci accolse un cameriere che ci stava aspettando. Ci fece accomodare ad un tavolo al centro della sala, ci portò del vino e grissini, e ci disse che aveva già avvisato Vittorio, che sarebbe arrivato subito. Restammo un po’ delusi, perché avevamo mangiato tutti i grissini, bevuto mezza bottiglia di vino, ma di Vittorio neanche l’ombra. Intanto tutti gli altri avventori mangiavano e bevevano allegramente.

Ma ecco, all’improvviso si abbassarono le luci e apparve lui (poi, col tempo, venni a conoscenza del fatto che in Uganda tutti lo indicavano come Lui!).

Un gigante dal viso e dagli occhi dolci. Secondo me pesava non meno di 150/160 chili, però quasi danzava mentre spingeva gioiosamente un piccolo carrellino. Venne verso di noi, sorrise a noi e a tutti gli altri, sollevò il coperchio di una grossa pentola e in un attimo calde fiamme si sprigionarono nell’aria. Nel semi buio tutto brillava e avemmo la sensazione di levitare. Sembrava un sogno! Tutti applaudivano tutti. Vittorio allargò le braccia e, come un profeta, rivolto a tutti, disse: “Siate felici!”. Accarezzò sulle spalle me e Rosalba e ritornò in cucina mentre il fuoco lentamente si affievoliva, le luci si riaccendevano e noi ritornammo sulla Terra.

Dopo una cena squisita, scambiammo ancora alcune parole con Vittorio, ma gli furono sufficienti per raccontarci e farci capire perchè, terminato quel lavoro, avrebbe completamente dedicato la sua vita a tutt’altro: ai più bisognosi. Un brivido e via, coscienti di aver conosciuto una persona speciale. Rientrammo a Milano con i lucciconi agli occhi e non potevamo mai immaginare di aver stretto le mani del futuro don Vittorione, S’era aperta però per noi una nuova strada alla ricerca di un senso della vita… la stessa ricerca, mai finita, di Vasco Rossi. Riuscimmo a rivedere Vittorio, al ristorante ancora un paio di volte (ma sempre con la stessa intensità) e poi venimmo a sapere che solo un anno dopo, credo nel 1969, aveva terminato la sua professione di ristoratore dei benestanti, per abbracciare la sua nuova professione di ristoratore dei più umili e dei più poveri. Iniziò da Varese, San Vittore, proseguì per Piacenza e poi, come tutti sanno, proseguì la sua missione in Uganda con una sempre crescente azione umanitaria.

Ecco perché con i suoi amici, la città di Varese, il suo territorio con i luoghi a lui legati, e con tutti coloro che conoscono o conosceranno la sua “Africa Mission”, vogliamo ripercorrere anche noi la vita di don Vittorio Pastori.

Per partecipare: Sabato 29 agosto – Cell. 348.5106968 – Tel. 0332.1647441
Sabato 5 e domenica 6 settembre  – Cell. 320.6711188

Noi, da Milano ci siamo traseriti a Varese 53 anni fa, e per Don Vittorione, con i nostri familiari ed amici, saremo presenti alle varie manifestazioni e celebrazioni. Segnaliamo tutto ciò anche a voi che ci leggete, per invitarvi a vivere un’esperienza indimenticabile: ritrovare Lui…!

Un bacio a tutti,
Ninì Antonio Della Misericordia – Associazione Culturale “Varese per…” – Gruppo watsapp “Un Senso”
cell. 328.6758320 – antondmit@yahoo.it –

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