Adelante, Matteo, con juicio
27 Febbraio 2014
«Ogni volta che è tolto agli uomini il combattere per necessità, essi combattono per ambizione, la quale è tanto potente nei loro petti che mai, a qualunque grado salgono, li abbandona».
N. Machiavelli
Gentile direttore,
Matteo Renzi con i suoi interventi concentrati più su una forma alternativa e diversa di comunicare che sui contenuti veri e propri della sua comunicazione, ha ottenuto la fiducia delle due Camere ed è ora il nuovo e più giovane Presidente del Consiglio italiano.
Dico subito che questo è un bene per l’Italia, che non si poteva permettere una crisi dai tempi lunghi, stante la grave crisi che l’attanaglia. Con la fiducia si è chiusa una fase politica tormentata e difficile per l’Italia e per il PD, anche se all’interno del partito e tra i militanti la ferita è ancora aperta e lo smarrimento perdura.
Renzi ha messo in questa impresa le sue energie giovanili e tutto l’ottimismo della volontà di cui è capace, il suo rapido decisionismo e la sua ambizione personale, alquanto smodata; ed ha già detto che vuole riformare il Paese da cima a fondo e farlo uscire dalla palude in cui è immerso e che se non dovesse riuscirci allora sarà il suo fallimento personale.
Quindi tutti i sinceri democratici debbono augurarsi che il nuovo Premier ci riesca perché una sua sconfitta sarebbe non il fallimento del solo Renzi, ma dell’intero Paese.
Penso che in questa sua impresa però debba usare con gli italiani un linguaggio di verità. Che vuol dire di verità? “La verità per i laici”- ha ricordato nella trasmissione di Ballarò il filosofo Aldo Masullo – “significa far corrispondere coerentemente alle parole i fatti”. In questo suo tentativo alquanto ambizioso di voler “rivoltare l’Italia come un calzino”, avrà bisogno innanzitutto dell’appoggio del Paese e di un PD unito che lo sostenga nelle sue scelte riformatrici. Se fossi in lui eviterei di porre però troppo l’accento sulle sue qualità personali: velocità nelle decisioni; ottimismo della volontà ecc.; e sarei più cauto nel fare promesse troppo ambiziose e con scadenze perentorie agli italiani; altri lo hanno fatto, ma senza molto successo.
Perché dico questo? Perché la crisi dell’Italia è di tale profondità e vastità che non la si potrà risolvere solo con l’ottimismo della volontà e né con la velocità delle decisioni da assumere. Qualità necessarie quelle sopra menzionate, ma purtroppo non sufficienti.
Riformare l’Italia significa, dice Massimo Franco sul Corriere: “dover combattere una mentalità appartenente non solo alla politica, ma anche a pezzi consistenti della cosiddetta classe dirigente e dell’opinione pubblica. Per questo è così difficile sradicarla affidandosi unicamente a categorie come «velocità» e «gioventù».”
Perciò accanto all’ottimismo della volontà io metterei l’altra categoria gramsciana quella del pessimismo dell’intelligenza; e per quanto concerne la “velocità delle decisioni,” farei riferimento alla letteratura classica latina che raccomanda di “affrettarsi lentamente”(Festìna lente).
Questo è il motto attribuito da Svetonio all’Imperatore Augusto, che in fatto di potere e di governo ne sapeva qualcosa.
Insomma nel governare, l’Imperatore, raccomandando la ponderazione, univa due concetti divergenti: velocità e lentezza. Il motto in seguito fu fatto proprio da Cosimo dei Medici che l’associò al simbolo della tartaruga con vela, facendone l’emblema della sua flotta, come monito di ponderazione delle imprese perché avessero successo.
La tartaruga, animale famoso per la sua lentezza, ma anche sinonimo di prudenza, è abbinato alla vela gonfiata dal vento, ovvero ciò che spinge le navi, quindi sinonimo di forza d’azione.
Accanto a questa prima raccomandazione latina ne aggiungerei un’altra quella di agire cautamente (“Caute”). Il filosofo olandese Baruch Spinoza (1632–1677) aveva un anello – sigillo con cui imprimeva le lettere destinate alla corrispondenza su cui erano incise una rosa selvatica e la parola latina caute. Il carattere del filosofo “lo spingeva ad agire nelle situazioni decisive con la più inflessibile coerenza e il più indomito coraggio, ma questo lo esponeva a seri rischi; per non sciupare quel fiore delicato che era la sua vita spregiudicata, si muoveva in tutte le azioni con ponderata prudenza.”
Ed infine nel chiudere questa breve rassegna di inviti all’attenzione e alla massima prudenza nel governare come non fare riferimento al Manzoni e a quel suo ”Adelante, Pedro, con juicio?.”
Com’è noto questa frase è contenuta nei Promessi sposi, cap. XlI; ed è messa in bocca al cancelliere Ferrer, che la rivolge al suo cocchiere, mentre la carrozza passa attraverso una folla di dimostranti, diretta al palazzo del Vicario di Provvisione assediato e minacciato di morte.
Ho voluto riproporre con queste tre citazioni, diverse tra loro, ma tutte accomunate dall’unione di due concetti divergenti quali velocità e lentezza, entrambe necessarie per raggiungere, si spera, un unico obiettivo: il successo delle proprie
Caro Matteo, meno arroganza e supponenza e un po’ di umiltà, ponderazione, giudizio, scelte condivise unitariamente nel partito e vedrai che i risultati non mancheranno!
Buon lavoro!



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