Anche i lavoratori che si sono sacrificati per il progresso di Varese devono stare al Famedio
3 Febbraio 2026
Caro Direttore,
Le invio la presente per evidenziare una dimenticanza che a mio parere dovremmo sanare. Nel Famedio recentemente inaugurato a Varese si è dimenticato di annoverare tra coloro che hanno reso grande Varese delle persone che non hanno nome ma che sono state decisive per il nostro presente, per il nostro benessere…sono i lavoratori della manifattura e dell’industria Varesina e del territorio circostante.
Una generazione che con sacrifici inenarrabili ha contribuito a fare di Varese uno dei distretti industriali più importanti d’Italia e d’Europa. Molti di loro pagarono un prezzo durissimo. Ricordare i la sordità di molti operai del reparto lamiere dell’Aermacchi o d i quelli affetti da carcinomi per il lavoro nelle cartiere e nelle concerie della Valle Olona o la Silicosi degli addetti alla lavorazione delle ceramiche di Laveno è un dovere morale a cui non possiamo sottrarci.
Il 59esimo nome del Famedio deve essere il loro. Lo dobbiamo a noi stessi, alle famiglie di queste persone. Un omaggio e un tributo all’etica del lavoro che da semore è patrimonio della nostra terra. Occorebbe come ultima considerazione che il Comune di Varese ponesse le basi per la creazione di un “Museo della fatica” che possa far ricordare un’epoea umana fatta di speranze e sacrifici. Lo dobbiamo a noi stessi.



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