Bullismo e nonnismo
1 Febbraio 2009
Egregio Direttore,
ho trovato interessante, stimolante, la lettera intitolata “La lotta al bullismo passa dagli adulti”, del signor Vincenzo Andraous. Secondo me il bullismo scolastico è strettamente imparentato con il nonnismo, cioè quel fenomeno di oppressione presente nelle caserme militari, specie quando il servizio militare era di leva. I “nonni”, cioè i militari prossimi al congedo, si divertivano a canzonare ed a mettere in imbarazzo i nuovi arrivati, o i “deboli”: facile immaginare che in molti casi il fenomeno degenerava in vere e proprie persecuzioni. Chi ha prestato servizio di leva lo sa: il nonnismo era più accentuato e crudele in quei corpi militari che, per la loro particolare natura, esigevano una ferrea disciplina, oppure in quei corpi in cui lo stress fisico ed emotivo era più forte. Da questo ne deduco la regola: quando un gruppo sociale omogeneo (militari, alunni ecc.)
subisce pressioni da parte delle autorità che lo controllano direttamente ( graduati, insegnanti, genitori ecc.), i membri di quel gruppo sfogano la frustrazione su altri membri del medesimo gruppo, e tanto maggiore è la pressione tanto maggiore sarà lo sfogo. Non cerco di spiegare le motivazioni che stanno alla base di questo comportamento (non sono competente in materia), mi basta sapere che c’è. Osservo poi che all’interno di quel gruppo, in automatico si stabilisce la regola non scritta, secondo la quale il forte opprime il debole: l’anziano opprime il nuovo arrivato, prevale l’esperienza, l’alunno ripetente opprime il mingherlino, prevale la forza fisica, l’alunno scaltro opprime quello più semplice o immaturo, prevale la precocia. Procedendo a ritroso, se esiste bullismo, significa che esiste pressione, da parte delle “autorità” e nei confronti dei bulli, i quali, per reazione si sfogano su altri. Se i bulli sono scolari (ovviamente lo sono), le persone che possono esercitare pressione su di loro sono: genitori, parenti prossimi (nonni, zii, fratelli maggiori ecc.), insegnanti, istruttori, certi amici, televisione, media e “pubblicità”. L’effetto bullismo è dato dalla somma delle azioni di pressione esercitate da tutti gli attori sopracitati, ciascuno secondo la propria quota-parte. Spesso si tende a scaricare la colpa sui genitori, ma in realtà i genitori contribuiscono direttamente solo in parte, la loro quota di pressione, solitamente ben inferiore alle altre quote, non fosse altro che per il limitato tempo trascorso insieme. I genitori hanno però una responsabilità, quella di individuare le altre fonti di pressione e, laddove ci sia margine per ridurre la pressione inutile, o evitabile, intervenire. Il bullismo si combatte inseguendo la serenità dei propri figli, ciascuno del proprio figlio.
Cordiali saluti.



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