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Cara Silvia, coraggio, non abbandoniamoci alla disperazione

coronavirus
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29 Ottobre 2020

Gentile Direttore, gentile Redazione di Varesenews.

Vorrei provare a fare una riflessione a partire dalla lettera “Fate qualcosa per fermare i contagi a Varese“.

Silvia esprime il suo punto di vista in maniera molto chiaro, e che probabilmente è anche condiviso da molte altre persone. A mio parere però, vi è un presupposto di fondo non del tutto corretto. Il non detto di Silvia, è che chiudendo tutto, imponendo un nuovo “lockdown”, fermeremo il virus. è un presupposto che, ad ogni evidenza, risulta essere utopico. Con tutta la buona volontà di noi tutti, della politica intera, della popolazione intera, un virus non si può fermare. è la dura realtà ed è da mesi che sentiamo titoli “bisogna imparare a convivere con il virus”. Titoli che sono rimasti tali, vuoti slogan come tanti altri. Mi interrogo allora su cosa significhi imparare a convivere con il virus allora.

La mia prima riflessione è sulla percezione del rischio e sulla protezione. Siamo tutti i giorni bombardati quotidianamente di numeri: il bollettino dei contagiati, dei ricoverati, dei ricoverati in Terapia Intensiva, dei morti… in questo bombardamento di numeri che, di per sè, vogliono dire tutto e niente, è fondamentale il lavoro di voi giornalisti, sia di VareseNews, sia della categoria dei giornalisti in generale. Non avanzo tesi complottiste o frasi ad effetto del tipo “ai giornali piace soffiare sul fuoco”. è una mera constatazione purtroppo che il dato di ieri sui contagi schizzati alle stelle, se non inquadrato in una cornice più ampia (come avete provato a spiegare nel vostro articolo, beninteso), allarmi la popolazione.

Fortunatamente però, a ogni evidenza, questo virus, grazie al cielo, ha una letalità bassa. Da questo virus si può guarire e oggi siamo in grado di guarirlo meglio rispetto a marzo, quando siamo stati tutti travolti dalla novità di questa infezione. Non voglio in alcun modo sminuire la gravità della situazione, nè negare che molte persone siano morte a causa del Covid. è necessario però accompagnare la narrazione anche con messaggi di speranza, altrimenti la popolazione, le persone, rischiano di precipitare in un inutile allarmismo o in scene di panico.

Per quanto riguarda la protezione: sorrido amaramente ogni volta che leggo di un VIP che intervistato si chiede come sia potuto accadere di infettarsi, lui che aveva seguito tutte le regole. Tutte le regole che mettiamo in atto, (mascherina, distanziamento sociale, lavarsi bene le mani), abbattono il rischio ma non lo eliminano purtroppo. Banalmente, mettere la cintura di sicurezza in auto abbatte di molto il rischio di incidenti mortali, ma non lo elimina totalmente. Mi ricollego a quanto scritto all’inizio: per quanto possiamo usare tutte le protezioni del caso (e è assolutamente ragionevole seguirle), qualcuno si ammalerà ancora. Anche se dovessimo chiudere tutto di nuovo per i prossimi mesi.

Allora, di fronte a questo, cosa chiedere alla Politica? Sarebbe troppo facile e ripetitivo dilungarsi su cosa è stato fatto o non è stato fatto in questi mesi. Mi permetto solo di segnalare che una classe politica vera dovrebbe avere il non facile compito di trovare la sintesi tra tutte le posizioni (tra chi è per chiudere tutto di nuovo e chi per non chiudere ad esempio), nell’interesse non della categoria particolare, ma del Bene Comune. Compito assai ingrato e difficile in generale, figuriamoci in un momento di emergenza come quello attuale. La mia personale idea è che, purtroppo non da oggi, si sia persa questa spinta ideale della politica, oggi più propensa a guardare al consenso, alla pancia del popolo o alla timeline dei social media piuttosto che a proporre soluzioni strutturali ma impopolari. Mi permetto solamente di far notare che salute e economia non sono purtroppo slegate. Un crollo dell’economia si tradurrà in futuro in un crollo della spesa in sanità, sicurezza, educazione. (Basti guardare ai dati di mortalità infantile in Grecia dopo la crisi attraversata nello scorso decennio).

Chiudo con una ulteriore considerazione, che mi sta particolarmente a cuore. Già dal medioevo in poi il nostro è stato storicamente un paese campanilistico e di forti contrapposizioni. Dai guelfi e ghibellini dei secoli passati, siamo passati agli aperturisti contro i fautori delle chiusure. Non ho volutamente usato il termine Negazionista perchè è un termine che mi fa orrore, questo sì generato dalla stampa e che getta le basi a una incomunicabilità che è il vero dramma odierno, esasperato e amplificato dai social media. Sembra che non sia più possibile comunicare la propria opinione o discutere senza per forza denigrare o insultare chi la pensa diversamente. Dimenticandoci invece che è proprio vero che nessuno si salva da solo, e che ne usciremo solo se sapremo stare uniti e supportarci a vicenda anche in questo difficile periodo. Ne sono un mirabile esempio tutte le associazioni del mondo del volontariato che rispondono al bisogno sempre crescente.

Vorrei quindi, rivolgendomi idealmente a Silvia: coraggio. Non lasciarti abbandonare alla disperazione. Anche in questa situazione drammatica c’è speranza. La vita è più grande di un minuscolo virus. Dobbiamo adottare tutte le precauzioni dovute, ma non per questo rinunciare in toto alla nostra vita, che è il dono più prezioso che ci è stato dato.

Vi ringrazio per l’attenzione

Cordiali saluti

Roberto Maria Di Gilio

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