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“Collettori di gronde e scorciatoie intransitabili”

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5 Febbraio 2013

Caro direttore,
in Valceresio le opere viabilistico – ferroviarie sono “ferite aperte”, con cicatrici
forse indelebili ed il territorio è “tutto per aria” ma si spera che “le cure” di ripristino sapranno apportare opportuni rimodellamenti, con “plastiche e maschere facciali o trucchi antirughe rigeneranti”, urbanisticamente parlando.
Il “collettore di gronda” di Arcisate raccoglie le acque meteoriche attraversando il paese da ovest
a est e la nuova ferrovia interrata l’ha inevitabilmente interrotto all’origine, al confine con Induno, per cui la parte di scolo della montagna passerà in trincea fino a ritrovare l’altra nella zona Luscino – Baranzello; approfittando del tracciato della nuova strada, che ai piedi dell’Useria passa accanto al depuratore, dovrebbe essere potenziata una fognatura già esistente per le acque nere, a suo tempo realizzata con macchina spingi tubo dove ora realizzeranno il sottopassaggio della via Giacomini.
Continuando verso la valle Bevera le “acque bianche” saranno convogliate in grande canalizzazione quadrangolare sopportando le piene di acquazzoni affiancandosi alle “ovoidali”, ormai “negli anta”, in cui è inglobato un ruscelletto, sbucando da un prato al di là di una via unendosi al tubo di “troppo pieno” di un laghetto risorgivo sovrastante; scorrendo in “un piccolo canyon” si incontra il raccordo a Y della nuova ferrovia e proseguendo, per ora a cielo aperto, l’intubazione per la via Bevera, dove però non è più adeguata la sezione di smaltimento, così restando riempiendosi e intasandosi, straripando nella radura sottostante, a suo tempo pista di go-kart, che potrebbe benissimo ospitare lo slargo di una rotonda per smistamento del traffico veicolare, a orari molto intenso, nonché spezzare il “ritmo delle velocità” nel rettilineo, da e per Baraggia di Viggiù o Gaggiolo, a momenti molto “violento”.
A un certo punto il flusso in questione, passando sotto la via XXIV maggio, riaffiora finendo in una vecchia vasca di decantazione, visibile da bordo della strada laterale sterrata, con chiuse in ferro arrugginite e stracolma di sabbie, da cui fuoriesce “bypassando” virando perpendicolarmente a destra, in un fosso scavato sul terreno agricolo prima del laghetto blu, finalmente raggiungendo il torrente; di conseguenza, dopo non poche giravolte o “autostop fluviali” di circa 400 km, il mare.
Siamo arrivati su una “scorciatoia rivalutabile” tutta in piano di un chilometrino resa intransitabile, più che dal cartello regionale dall’abbandono totale, ma a suo tempo percorribile collegando con Piamo di Bisuschio, incrociando la via che scende da Brenno e le diramazioni per Viggiù e Besano, dove fra l’altro stanno allargando la sede stradale con un utile muro di contenimento e marciapiede.
In effetti in riferimento alle “nuove arterie centrali” andrebbero riviste subito una serie di
“venuzze o safene collaterali”, preparandosi ad ottimizzare la circolazione anche con piccoli
accorgimenti, di contorno al piatto centrale; come il proseguimento dalla zona industriale di
Arcisate incomprensibilmente fermo, senza nemmeno frecce perché si è consumata la batteria, pur già oggetto di studio illustrato e dibattuto, accennato in questo “epistolario”.
Deduzioni effettuate “errando alla scoperta del luogo”, che conosco “palmo a palmo”, di cui allego alcune foto esplicative che spero siano gradite, inviando anche cordiali saluti e un grazie sincero.

Valter Abele Zaccuri

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