» Invia una lettera

Commodo

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

7 Ottobre 2010

Egregio Direttore,

la Storia ci insegna che le società umane in qualsiasi epoca e luogo hanno sempre avuto bisogno della guida di un leader. Leader che purtroppo non sempre sono stati all’altezza delle aspettative e dei compiti del comando, sia stato esso affidato loro dal popolo, sia ereditato per discendenza o carpito fraudolentemente con l’inganno, con l’astuzia o con la forza. Tant’è che tutti convengono che a fianco di leader considerati dall’opinione pubblica come “positivi” (quali in epoche recenti Roosevelt, Churchill, De Gaulle, Adenauer, De Gasperi per citarne solo alcuni) se ne possono annoverare tanti altri ormai quasi unanimemente considerati “negativi” (come Hitler, Stalin, Videla, Pinochet, Amin, ecc.), basando il giudizio più su valutazioni etico-psicologiche in generale che sulle eventuali simpatie o appartenenze politiche di ognuno (il che dimostra che nella società umana si può operare bene o male indipendentemente dalla collocazione politica).
Fatta questa premessa, non so se qualche lettore ha visto o rivisto in TV (sulla Rete 4 di Berlusconi) il vecchio film storico “IL GLADIATORE”, che rievoca alcune fasi della vita dell’imperatore romano Commodo, figlio del più noto imperatore-filosofo Marco Aurelio, che dopo circa 11 anni di regno finì assassinato per mano di un gladiatore, vittima di una congiura di palazzo. L’occasione mi ha rimandato alla lettura della storia della sua vita e dei tratti psicologico-comportamentali che hanno caratterizzato le vicende più salienti della sua breve leader-ship, che si possono così riassumere:
1) odio implacabile e vendicativo contro i suoi avversari;
2) continuo sospetto nei confronti dei suoi collaboratori (ed anche dei parenti più stretti);
3) disprezzo per le istituzioni dello Stato ed in particolare per il Senato (oggi diremmo per il Parlamento) visto come inutile intralcio tra sé ed il popolo e continuamente umiliato;
4) illusione di poter governare da solo con pochi fedelissimi (tra l’altro spesso caduti in disgrazia e fatti eliminare per sospetti di congiure ai suoi danni) in diretto colloquio col “popolo” (spesso anche con linguaggio violento e triviale) senza il tramite del Senato (“populismo” si direbbe oggi);
5) illusione di poter cambiare le regole, consolidate da tempo, dello Stato (oggi diremmo la Costituzione) a suo uso, consumo e piacimento, scavalcando le istituzioni a ciò legittimate;
6) Al “popolo” “Panem et circenses” (come già prima di lui Nerone), in modo da farsi benvolere, ammirare e glorificare dalla massa poco acculturata (meno male che Commodo c’è!) offrendo giochi gladiatori e spettacoli vari nel Circo Massimo (oggi partite di calcio, competizioni sportive, kermesse e spettacoli d’intrattenimento di bassa lega, trasmessi anche in TV) e diverse regalie (oggi condoni fiscali, edilizi, scudo fiscale, abolizione di alcuni balzelli come l’ICI, attenuazione delle pene per certi reati come falso in bilancio e truffa, riduzione dell’IVA per alcuni settori di lusso, ed altre leggi e decreti che hanno convogliato nelle tasche dei privati anziché nelle casse dell’erario ingenti profitti – per cui ha ragione Tremonti quando dice che a fianco del gigantesco debito pubblico andrebbe anche calcolata l’enorme ricchezza – “risparmio”(?) secondo il ministro, più i proventi della macroscopica evasione fiscale – accumulata dai privati, anche se a ben vedere solo da pochi alle spalle dello Stato e della massa del popolo lavoratore o disoccupato);
7) enorme sopravalutazione di sé, delle proprie capacità intellettive, manageriali e politiche, in breve ambizione smodata e sfrenata megalomania (tanto da sconfinare nel patologico).
Ora non vi pare di ravvisare una qualche analogia tra alcuni tratti caratteristici di questo antico imperatore romano, amato dal popolo, e quelli del nostro beneamato attuale premier? “Vite parallele”, per dirla alla Plutarco ?
Lascio a Lei e ai suoi lettori ogni deduzione di merito, tenendo conto anche della premessa; da parte mia gli auguro solo di ritirarsi per tempo dalla vita politica (anche se sono certo che per motivi caratteriali non lo farà mai, come mai accetterà i consigli a “moderare i toni” non solo del Presidente della Repubblica ma anche, credo, del suo fedelissimo Letta – Gianni La Sfinge -) e di ritornare a tempo pieno al suo precedente lavoro di imprenditore ed alla gestione dei suoi ingenti patrimoni, se proprio alla sua età non vuole andare in pensione, prima di far la fine di quell’ imperatore romano che ho ricordato. Perché la Storia, volenti o nolenti, è ripetitiva e il succo non cambia, anche se cambiano i tempi e le modalità

Giovanni Dotti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.