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“Coronavirus, impariamo dagli studenti: accettano le regole con speranza”

Scuola
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28 Ottobre 2020

La lettera di un’insegnante di sostegno delle scuole medie che, una volta accettato l’incarico, si è trovata di fronte a ragazzi con un grande senso del dovere:

Caro Direttore,
Sono una libera professionista che saltuariamente lavora nella scuola come supplente.
In un periodo così complesso e delicato ho deciso di accettare una tipologia di supplenza che negli anni passati non ho mai preso in considerazione. Ho sempre pensato che il professore di sostegno avesse una grande responsabilità verso il ragazzo che deve seguire. Per un anno, a fianco dello studente, e della classe, il docente diventa punto di riferimento, di aiuto, deve dimostrare di conoscere tutte le materie e avere una grande empatia. Per questo motivo, questo tipo di cattedra mi ha sempre spaventata, in qualche modo non mi sentivo sufficientemente preparata.

Quest’anno però, mi sono buttata in questa avventura.
Da possessore di partita iva so bene cosa voglia dire cercare e programmare lavori per avere dodici stipendi in un anno e certamente anche per questo motivo ho deciso di accettare un incarico che mi permette un’entrata sicura, ma la motivazione principale che mi ha spinto all’interno della scuola è il senso di responsabilità verso i ragazzi.

Come le mie figlie anche i miei studenti di prima media non aspettavano altro che rientrare in classe, tornare ad una vita pseudo-normale, incontrarsi e stare insieme.
E per questo hanno accettato tutte le disposizioni emanate dalla dirigenza senza nessuna reticenza.
Certo, portare la mascherina per 6 ore non è una passeggiata, ma ad oggi non ho ancora visto uno studente ribellarsi alla regola.
Viene facile pensare “vabbè sono ragazzi, loro si abituano subito”, ma Le assicuro che questi studenti si ricordano benissimo di come fosse andare a scuola solo un’anno fa.
Crediamo erroneamente che essendo giovani non abbiamo consapevolezza di come le situazioni più banali siano radicalmente cambiate.

I miei ragazzi entrano in classe distanziati, senza nessuno che li controlli come ad una corsa cronometro di ciclismo, si disinfettano le mani e sono vigili tra di loro, se un compagno sgarra viene ripreso dal vicino, siedono al proprio banco e da li non si muovono per tutta la mattina.
Non pensi sia facile, anch’io dopo una lezione non vedo l’ora di sgranchirmi le gambe, eppure i ragazzi si alzano, si voltano, ma non si avvicinano tra loro. Fanno la ricreazione al posto, a volte sono spinti dall’istinto a passarsi gomme o matite, ma c’è sempre chi interviene a ricordare che non possono scambiarsi oggetti.
A leggere queste righe si potrebbe pensare che i ragazzi vivano una condizione triste e costretta, ma dovreste vedere l’entusiasmo con cui affrontano le lezioni, soprattutto in storia e geografia, oltre che in scienze e antologia, sembrano piccoli geyser che si attivano senza abbandonare il proprio posto.
All’uscita si salutano e quel “ci vediamo domani” è un inno alla speranza, è quel “andrà tutto bene” urlato da una parte all’altra del cortile.

I miei studenti sono figli di professionisti, di commercianti, di ristoratori.
E allora mi spieghi Direttore come posso, da adulto, da professore e da libero professionista, guardare le immagini di distruzione e disordine che la tv propone di adulti che non rispettano le regole? Come posso entrare in classe e guardare i miei diligenti ragazzi e non sentirmi in difetto?

Chiara Colombo

Commenti

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  1. Scritto da mik

    Mi trovo d’accordo con quanto detto dalla sig.ra Colombo
    gli studenti si sono per la gran parte dimostrati responsabili e si sono adeguati alle misure di sicurezza con molto impegno
    Rinunciare alla socialità che la presenza favorisce è un grande sacrificio ma i nostri ragazzi sanno adeguarsi molto bene
    Lode anche a tante scuole che hanno lavorato ottimamente.
    Tant adulti purtroppo non hanno avuto lo stesso senso civico e buonsenso che i nostri figli hanno mostrato in questa situazione

    Michele