Dialetto
31 Luglio 2009
Egregio direttore,
siccome non mi va di piangere (è così deprimente!), preferisco ridere… ! ! !
So mia el perché, ma a mi ‘sto varesot el mé mai entrà in cò…
L’è mia che nol capisi…, l’è che a chè nisun el parla, e come se fa a parlà un dialet che nisun el parla?
A cercà i Varesot a Vares l’è come cercà un ago in tel pajà…
A g’hin veneti, terun d’ogni stampo, mò a g’hin anca i maruchin…
I varesot a disen “perchè” e mangian la “michèta” ma quand i van all’uffizi, i se sforzan de parlà in italian per no fà la figura de’ gnuranti…
L’è minga inscì?
Da padana DOC qual sono, non li capisco mica, ‘sti “CAMPAGNOLI”, e guardate bene che il mio tacciar di CAMPAGNOLI i “varesotti” è quanto di più…
Non è facile da spiegare…
Un “campagnolo” è qualcosa di molto meno… dei cittadini nell’espressività linguistica dei veneziani di città… un tantino snob, sicuramente orgogliosi della loro storia, delle tradizioni e anche del dialetto che sfoggiano con orgoglio, anche negli uffici, sicuri di non fare la figura degli ignoranti.
Ovviamente io non sono razzista, ma viste le polemiche sui dialetti, mi par giusto spiegare.
Io sono nata a Venezia… dove i leghisti vanno a celebrare i loro riti che sono così lontani dallo spirito libero dei veneziani!
La signora Lucia non manca mai di mettere al balcone la bandiera dell’Italia e quella della Pace. I veneziani guardano le “orde barbariche” dei “campagnoli” invadere la loro città e ne ridono!
Tacciare qualcuno di “campagnolo” a Venezia” ha molto del dispregiativo… come quel lì ch’el vien dalla Val Brembana…
Ovviamente dalla Val Brembana e dalle campagne vengono fuori fior di intellettuali… che sanno perfettamente il dialetto, che è una grande ricchezza culturale ed espressiva, e non ditelo a me che sono una vera estimatrice del canto popolare e delle tradizioni, e del conservare canti, conte e storie varie della tradizione locale, ma…
Per favore, non confondiamo la ricchezza storica della tradizione con la grettezza del “campagnolo” che non è mai uscito dal suo orticello!
Il mondo è grande, e nessun popolo è migliore o superiore agli altri.
Una ninna nanna cantata in varesotto, o in veneziano, o in inglese, o in arabo, o in italiano, o in qualsiasi lingua, è sempre una dolce ninna nanna, esprime sempre, in qualsiasi lingua la si canti, l’amore di una madre.
Quando impareremo a riconoscerci sempre, qualsiasi lingua o dialetto si parli, come uomini, sarà un bene per tutti gli esseri umani.
Con affetto



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