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Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

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20 Marzo 2011

L’Occidente di questi giorni e quell’orrido luogo della spartizione del potere mondiale che è divenuto l’ONU, appaiono sempre più come un bivacco di paesi piuttosto violenti e portati facilmente al ricorso alla violenza, alla forza armata, in una ottica delicata e generosa che porta il nome di “intervento umanitario”.

Il mondo si divide. Giusto intervenire? Sbagliato intervenire?

Beh, la storia dell’umanità racconta bene quali prezzi paga l’Occidente, ogniqualvolta decide di intervenire militarmente, in prima persona o per delega.

Da dove partiamo?

Era la viglia di natale dell’anno 1979, quando l’Unione Sovietica, l’allora U.R.S.S., invase militarmente l’Afghanistan.

Nei due anni precedenti, manifestazioni e sollevazioni popolari si erano manifestate in Afghanistan per chiedere un miglioramento della vita sociale e civile del popolo afgano, sino all’insurrezione armata, sorretta dalla gran parte dell’esercito regolare.

Dopo furibonde e sanguinose lotte intestine al paese, il governo rivoluzionario, guidato da Nur Mohammad Taraki, prese la guida del paese, dando vita alla Repubblica Democratica Afghana.

Il programma del nuovo governo socialista, prevedeva una riforma agraria, nella quale il governo redistribuiva le terre a duecentomila contadini, aboliva “la decima” (ushur) dovuta in precedenza dai braccianti ai latifondisti, fu abrogata l’usura, un paniere che calmierasse i prezzi dei beni primari, seguì la statalizzazione dei servizi sociali offerti a tutti, la legalizzazione dei sindacati, conferito il diritto di voto alle donne.

Si svecchiò la legislazione afgana, sradicando le leggi arcaiche tradizionali e religiose, furono messi al bando i tribunali religiosi islamici, fu imposto agli uomini di tagliarsi la barba, venne messo al bando l’obbligo del burqua per le donne, e si mise finalmente fine alla mercificazione umana delle bambine, oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati, consentendo alle stesse bambine afgane, di accedere alla scuola, sinora per loro proibita dalla legge islamica.

Vennero costruite scuole ed ospedali, avviata una alfabetizzazione di massa nelle zone rurali.

Tale processo di civilizzazione e di laicizzazione di massa, si scontrò con le autorità religiose locali, le quali cominciarono ad incitare la jihad dei mujaheddin contro il regime dei senza dio, degli atei, contro quel governo comunista che rispose con un pesante intervento militare, cui segì l’espulsione dal paese di molti mujaheddin.

Da canto suo, L’Unione Sovietica, collaborò con rapporti commerciali a sostegno della modernizzazione dle paese e delle sue infrastrutture, appalti per costruire strade, scuole, ospedali, pozzi per la preziosa acqua, oltre ad addestrare ed equipaggiare in nuovo esercito afgano.

Questa nuova condizione di sviluppo civile e sociale in Afghanistan però, preoccupava e non poco la volontà egemonica americansa nell’area afgana.

Così, la presidenza Carter (quello delle noccioline), avviò una azione di contrasto che prevedeva il sostegno (udite udite) con aiuti bellici ed economici segreti ai Mujaheddin afghani, e cioè, finanziò ed armò l’estremismo islamico nel tentativo di fermare l’avanzata sovietica nello scacchiere dei apesi arabi.

Questo sprovveduto venditore di arachidi non sapeva quanto sarebbe costato al futuro americano quell’atto di pura follia politica.

Base dell’operazione, il Pakistan, su consiglio del quale paese, fu posto a capo della guerriglia Gulbuddin Hekmatyar, noto per i suoi atti di crudeltà e di violenza gratuita contro le donne, cui soleva sfigurare il volto con l’acido, in caso di non osservanza dei precetti islamici.

L’operazione, venne finanziata in gran parte con i proventi del commercio clandestino dell’oppio afgano, commercio fiorente e redditizio, che consentì alle milizie dei mujaheddin di divenire rapidamente una forza militare ben armata, ma che purtroppo, soleva distinguersi per atti di inumanità atroci, come il lento scuoiamento dei nemici ancor vivi, e l’amputazione dei loro genitali, come delle orecchie, dei nasi e delle dita.

Inizia così, l’operazione Cyclone, che vedeva mujaheddin sostenuti da Pakistan e USA, operazione che avviò una guerra nella quale il governo afgano, chiese ed ottenne l’intevento armato della URSS, dando inizio alla cosidetta “invasione sovietica dell’Afghanistan”.

Intanto, Jmmy Carter, tornò a prodirre le sue arachidi ed il suo posto fu preso dall’attore Ronald Reagan, che alzò il livello di scontro in Afghanistan, contrabbandando le milizie dei mujaheddin come “combattenti per la libertà”.

Fra i finanziatori delle milzie dei mujaheddin (quelle di sangue arabo, però, non quelle afgane …), incontriamo un tal Osama Bin Laden.

Sì, lui, proprio lui, colui il quale, abbandonò il MAK, l’Ufficio d’ordine che finanziava e inviava combattenti mussulmani da tutto il mondo per combattere in Afghanistan per fondare, con i miliziani più attivi, il gruppo Al-Qaida, con l’obiettivo dichiarato di trasformare la guerriglia dei mujaheddin in un movimento fondamentalista islamico mondiale.

Tutto questo avvenne sotto la responsabilità interventista americana dell’epoca.

La storia successiva di queste vicende, la conosciamo già, putroppo, ed è marcata a con il sangue degli uomini e delle donne che persero la vita l’11 settembre 2001 e nelle successive e precendti stragi terroristiche provocate da Osama Bin Laden.

La prima e la seconda guerra del Golfo, ovvero le guerre dell’Iraq.

Facciamo ancora un passo indietro.

Saddam Hussein, per anni era stato il maggior e miglior alleato nell’area degli Stati Uniti d’America, che lo avevavo utilizzato nel tempo per arginare l’altro versante a loro ostile dell’area medio-orientale: l’Iran.

Una sanguinosa e costosa guerra (dal 1980 al 1988) aveva tenuto impeganto l’iran distraendolo dall’altra guerra in atto, quella sul versante afgano.

L’Iraq, aveva servito bene il suo alleato americano, anche al costo della morte di centinaia di migliaia di cittadini iracheni.

Aveva allora chiesto, alla ambasciatrice americana in Iraq, se una eventuale invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, potesse essere accolta favorevolmente dall’alleato americano.

Qui la storia si divide: non si è mai saputo se l’ambasciatrice americana diede un sostanziale ok alla invasione o se invece, per una incomprensione intepretativa, Saddam Hussein abbia copreso male la posizione USA, ovvero abbia voluto non comprenderla.

Comunque sia, questo episodio porterà ad un intervento armato che distruggerà l’ennesima creatura malefica coltivata nel seno materno americano.

Un dubbio sulla posizione americana nella guerra fra Iran e Iraq, si esprime nel famigerato scandalo “Irangate” o “Iran-Contras”, allorqunado membri dell’amministrazione americana, vennero accusati di aver venduto armi all’Iran nel 1986. L’introito di questa vendita, fu utilizzato poi per finanziare un’altra guerra in un altro scacchiere, il sud-america, finanziando i “contras” (guerriglieri anti-sandinisti) nella sanguinosissima guerra civile in Nicaragua.

Basta, fermiamoci qui, è sufficiente.

Ora, alla luce di quanto siano stati “invasivi” e devastanti gli interventi più o meno diretti nelle guerre rivoluzionarie di mezzo mondo, possiamo infine porci qualche domanda intelligente:

quali interessi muovono effettivamente l’intervento armato dei paesi occidentali in Libia?

Perchè si è intervenuti in Libia e non in altri paesi arabi che pur vivono disatrose guerre civili e insurrezioni popolari?

Perchè non si è, per una volta, abbracciata una politica più attendista, che prevenenisse i danni peggiori di un interveno “umanitario” armato, invocata in occidente dal governo tedesco e da quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento politico della Lega Nord?

AAA cercasi risposte esaustive a domande intelligenti, molto più intelligenti di quei missili “putativamente intelligenti” che non fanno certo tanto caso alla presenza di popolazione civile quando esplodono.

Buona riflessione.

Gustavo Gesualdo
 alias
 Il Cittadino X
http://www.ilcittadinox.com/blog/errare-humanum-est-perseverare-autem-diabolicum.html

Gustavo Gesualdo

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