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Gianna e Neri, lettera aperta al comitato nazionale dell’ANPI

Anpi Legnano
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15 Marzo 2021

Chi vi scrive è un iscritto all’ANPI dal 1974, l’anno in cui è iniziata la mia militanza nel PCI. A quei tempi gli attivisti del Partito venivano invitati automaticamente ad iscriversi anche all’ANPI, anche perchè il nostro Presidente dell’ANPI, Serafino Tarotelli, non era solo un amico di famiglia, ma faceva parte del direttivo della sezione.

Lo scorso anno poi mi sono cimentato con la pubblicazione del mio primo romanzo dal titolo emblematico ma significativo: 1945 AMORE IMPOSSIBILE: RACCONTARE LA RESISTENZA ATTRAVERSO UNA STORIA D’AMORE. Questa esperienza mi ha portato, ad approfondire alcuni temi di carattere storico, soprattutto anche il periodo del dopo guerra. La lettura di alcuni libri di Franco Giannantoni, Mirella Serri, Giorgio Cavalleri, Gianpaolo Pansa, Arrigo Petacco, Marcello Flores, Mimmo Franzinelli, ma anche i saggi di Angelo Tasca, mi hanno fatto avere un atteggiamento critico sulla storiografia ufficiale, che di solito si ferma al 25 aprile 1945, ma non racconta quasi mai, quello che avvenne dopo. E’ in questo contesto che ho incontrato la sfortunata vicenda di due partigiani di Como, “Gianna e Neri”, Giuseppina Tuissi e Luigi Canali, due partigiani comunisti uccisi eliminati dagli stessi comunisti, a guerra finita, il primo il 6 maggio 1945 e la seconda il 23 di giugno, storie che di solito si preferisce non raccontare o etichettare con l’aggettivo “controverso” oppure come questioni di lotte personali, prive di rilevanza politica, come se la ricerca della verità, non sia un dovere di qualsiasi antifascista, ANPI compresa. Per non parlare poi dal caso Porzus o della migliaia di fascisti uccisi dopo la Liberazione, molte, troppe volte in maniera illegale.

Poi in queste ricerca della verità, ho cercato di ricavare notizie sul sito ufficiale dell’ANPI, dove ho scoperto l’esistenza di un elenco, tra l’altro molto parziale, denominato – “Donne e uomini nella Resistenza” – una sorta di Olimpo Partigiano constatando che Gianna e Neri non vengono ricordati, mentre sono ricordati Dante Gorreri e Pietro Vergani, che a suo tempo furono accusati di essere i mandanti di questo duplice omicidio e per questo subirono un regolare processo nel 1955/57, che non si concluse per il suicidio di un giudice e la prescrizione dei reati a tutti i 32 imputati.
La storiografia ufficiale ci narra che la lotta contro il fascismo, è stata una lotta unitaria, di tutti, definizione non sempre corretta. Infatti nella Resistenza, oltre allo scontro tra fascisti e antifascisti, si è vissuta anche una lotta tra comunisti e anticomunisti e tra questi, fra stalinisti e antistalinisti, sapendo tutti che in quel periodo, tolte alcune rare eccezioni, essere comunisti significava essere anche stalinisti. Chi non lo era, come Gianna e Neri, potevano rischiare la vita, come poi l’hanno rischiata.

La questione che pone chi scrive se sia mai possibile oggi 2021 nell’albo d’oro dei partigiani dell’ANPI ci sia spazio solo per i partigiani comunisti di matrice stalinista e non i comunisti ideali come Gianna e Neri. Certo comprendo che oggi non si può mettere gli uni e gli altri insieme: sarebbe una scandalo peggiore, come uccidere per la seconda volta Gianna e Neri. Non credo di essere l’unico che abbia già sollevato questa questione. Già in passato parecchi esponenti di spicco del PCI come Violante, Fassino, D’Alema, Napolitano ed altri hanno sollevato la questione sulla correttezza morale e politica delle esecuzioni sommarie a tutti i gerarchi fascisti, Mussolini compreso, fatte il 28 aprile 1945 a guerra ufficialmente finita avvenuta a Dongo, senza un regolare processo a cui seguirono altre decine, centinaia e migliaia, vere e proprie esecuzioni sommarie e stragi contro i fascisti, in larga misura ingiustificate.

Per tutte queste ragioni comunico la mia sospensione alla iscrizione dell’ANPI a tempo indeterminato, nella speranza di avere una risposta chiarificatrice e nell’auspicio che anche l’ANPI faccia della ricerca della verità storica, la sua bandiera avendo il coraggio di raccontare apertamente anche tutto quello che successe anche dopo la Liberazione. In caso contrario si rischia di non essere credibili e di disonorare le migliaia di partigiani che con la loro vita ci hanno riscattato dal nazifascismo, a cui dobbiamo guardare sempre una grande gratitudine.
Colgo infine in questa occasione di condividere l’appello lanciato lo scorso anno 2020 da tutte le donne di tutte le Chiese Cristiane per far celebrare ogni anno l’8 di maggio, una GIORNATA MONDIALE PER LA PACE, dando un valore aggiunto alla nostra Festa della liberazione, con una partecipazione più ampia, dando un nuovo slancio ad una festa che negli ultimi anni sente tutta la sua stanchezza, festa quindi di tutto un popolo e non solo dei partigiani, forse rammendatoci che la lotta contro il fascismo non si combatte odiando i fascisti ma “La lotta contro il fascismo è in primo luogo lotta per la libertà e il rispetto della persona umana” la citazione è presa da Angelo Tasca.
Spero di avere da parte Vostra al più presto una risposta per poter riprendere quindi, quanto prima, la tessera dell’ANPI. Cordiali saluti.

Emilio Vanoni

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