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“Giorno del ricordo” – perchè il 10 febbraio?

giorno del ricordo
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10 Febbraio 2025

La legge che istituì il “giorno del ricordo” risale al 2004. La proposta iniziale era firmata dagli onn. Ignazio La Russa e Roberto Menia, militanti del “Movimento Sociale” fino al suo scioglimento.

La maggioranza parlamentare era di centro-destra, capo del governo Silvio Berlusconi.

A quella legge fu assegnata la finalità di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Come “giorno del ricordo” fu scelto il 10 febbraio, riferito al 10 febbraio 1947 quando entrò in vigore il Trattato di pace conclusivo della seconda guerra mondiale, elaborato e approvato a Parigi da tutti i Paesi vincitori.

Riconosciute le primarie responsabilità di Germania, Italia e Giappone nello scatenamento del conflitto bellico più tragico ed esteso della storia dell’umanità, il Trattato di pace di Parigi del 1947 divise la Germania in quattro zone assegnandone ciascuna alle potenze vincitrici; sottrasse all’Italia, passandole alla Jugoslavia, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia; rinviò la questione Giappone ad una Conferenza successiva.

Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, terre appartenute per secoli all’Impero asburgico, abitate in gran numero da slavi, erano entrate a far parte del regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale. Divenute italiane, ebbero anche loro il governo di Roma e, per un ventennio, furono anche loro sottomesse al governo fascista di Mussolini. Contro quelle popolazioni, con forte presenza slava, il fascismo si sacatenò subito.

Il 13 luglio 1920 un manipolo di camicie nere diede fuoco al Narodni Dom (casa del popolo) nel pieno centro di Trieste. Un edificio di sei piani, sede centrale delle istituzioni culturali ed economiche degli sloveni giuliani, ospitava la Cassa Depositi e
Risparmi, un teatro, la Società operaia e la biblioteca. L’incendio e la devastazione del Narodni Dom e di altri edifici fu l’inizio di una dura e violenta politica di oppressione etnica che il fascismo perseguì per tutto il ventennio nei confronti della minoranza slava, slovena e croata.

Prima ancora delle leggi speciali “fascistissime” emanate nel 1925 che avrebbero cancellato le libertà democratiche, di stampa e di associazione, in tutto il Paese, gli sloveni e i croati videro chiudere uno dopo l’altro con disposizioni amministrative e atti di violenza i loro centri culturali e i giornali. Vennero proibite tutte le pubblicazioni, vennero costrette a sciogliersi le società sportive e ricreative, le Casse rurali, le cooperative.

L’annientamento del movimento cooperativistico fu un provvedimento particolarmente grave soprattutto per le popolazioni rurali. Non più sostenuti dalle Casse rurali e dalle cooperative di acquisto e vendita, iniziò l’espulsione dei contadini slavi dalla terra, indebitati con alcuni istituti finanziari italiani. Vennero messi all’asta terreni, fabbricati, bestiame, venduti a prezzi
bassissimi, rilevati poi dall’Ente per la ricostruzione agraria delle Tre Venezie. Le terre così acquisite dovevano successivamente essere distribuite a coloni italiani spesso importati da zone agricole vicine.

Il 6 aprile 1941 cinquantasei divisioni tedesche, italiane, ungheresi e bulgare attaccarono da ogni parte il Regno di Jugoslavia; Belgrado fu rasa al suolo dalle Luftwaffe. La debole resistenza dell’esercito aggredito venne subito sopraffatta. Il re e il governo fuggirono, lo Stato crollò, l’esercito si sciolse e il Paese venne smembrato.

Nacque subito la Resistenza partigiana, una forza in grado di resistere alle ripetute offensive degli eserciti dell’Asse italo-tedesco. Poi, acquisiti maggior vigore e determinazione dopo la vittoria sovietica di Stalingrado -gennaio 43- e il crollo dell’Italia di Mussolini -25 luglio 43-, quelle formazioni guidate dal maresciallo Tito entrarono a Sarayevo, Zagabria e Lubiana fino ai territori contesi di confine con Italia e Austria.

Allora, anche nei Paesi dell’Europa occidentale, a incominciare dalla Francia, per anni sotto il giogo e l’occupazione nazista, tornarono a risorgere coraggio e patriottismo.

Maria Agostina Pellegatta

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