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Ius soli?

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IUS SOLI?
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27 giugno 2017

Wikipedia ci dice “Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori”. So che l’enciclopedia digitale non è una fonte infallibile, ma utilizzo la spiegazione che ci offre per iniziare il mio ragionamento su questo argomento molto sentito in questo periodo.
Non sono una giurista, non desidero quindi entrare nel merito della questione da questo punto di vista, mi piace molto di più ragionare in merito a questa espressione, che ormai tutti usano, partendo dalle parole che la compongono. Ius significa diritto, secondo Giambattista Vico deriva da Giove e starebbe a significare che il diritto, le norme, hanno una provenienza divina; la filologia moderna ha riconosciuto in effetti in questa parola un’etimologia religiosa. A noi che parliamo una lingua di derivazione latina la parola ius può facilmente evocare il temine justitia, ovvero giustizia, senza addentrarci troppo nell’etimologia possiamo comunque dire che questo termine ha a che fare con un aspetto della vita che presuppone la ponderazione, la decisione, l’applicazione di norme, ovverosia qualcosa che attiene il comportamento, la sfera delle idee. Il termine soli invece deriva da solum, sostantivo che può assumere il significato di base, fondamento, sostegno, appoggio, suolo, terra, paese, pavimento, suola delle scarpe, pianta del piede. Insomma un termine che attiene profondamente alla concretezza, alla fisicità. Ed è proprio a questo termine, che compone l’espressione che desidero dare voce perché credo che, se non partiamo dalla dimensione concreta, solida, tangibile, reale del discorso, semplicemente parliamo di teoria e purtroppo in questo caso proprio non possiamo permettercelo.
Stiamo dunque parlando di una terra ben precisa e determinata, una penisola, che si trova al centro di un mare, il Mar Mediterraneo, che ha una struttura assai caratteristica, simile ad uno stivale, un lembo di terra abitato da esseri umani initerreottamente dalla preistoria. Per la sua conformazione geografica hanno trovato casa differenti popoli che si sono sviluppati in maniera pressoché autonoma pur affrontandosi, confrontandosi e relazionandosi tra loro, restando separati grazie alla presenza di rilievi montagnosi e corsi d’acqua, fino a quando, in epoca recentissima, non sono stati costretti ad unirsi. Ciò che caratterizza la penisola è dunque uno sfruttamento assai consistente del territorio, legato appunto alla lunga presenza umana. Purtroppo, nel corso dell’ultimo secolo, l’aumento della popolazione e lo sviluppo industriale, hanno prodotto, da parte degli abitanti della penisola, un pessimo e feroce sfruttamento del territorio che sta causando un’erosione profonda del suolo, questa cosa è risultata particolarmente evidente negli ultimi anni, in alcune località, in occasione di forti piogge che hanno prodotto disastri. Va detto che non si tratta di precipitazioni maggiori di quelle che potevano colpire il territorio duecento anni fa ma che a fronte di un intervento umano spesso poco rispettoso della terra oggi producono effetti appunto devastanti. Si tratterebbe di costruire, meno, meglio ed in luoghi appropriatati. A questo problema si aggiunge oggi quello dell’acqua potabile (questione non soltanto italiana ma mondiale) che risulta essere sempre più scarsa e che necessiterebbe di un intervento strutturale con investimenti assai consistenti volti alla salvaguardia ed allo sviluppo di serie politiche di risparmio da parte di tutti. Si potrebbero scrivere pagine e pagine sulle caratteristiche geofisiche dello stivale, sulle peculiarità e sugli errori commessi nella gestione di questo specifico lembo di terra ma desidero arrivare al dunque: la densità abitativa della penisola, una zona per l’altra, è di 205 abitanti per chilometro quadrato. Occorre tenere conto del fatto che in alcune zone, come per esempio la città di Milano si arriva ad oltre 6900 abitanti per chilometro quadrato, alcune zone limitrofe, sempre sulla pianura padana, arrivano addirittura oltre gli 8000 abitanti per chilometro quadrato.
Proviamo a confrontarci con alcuni altri stati europei, per esempio la Francia: densità media 117 persone per chilometro quadrato ed una percentuale di montagne decisamente inferiore a quella presente sulla penisola italiana. Potremmo analizzare molti paesi e certamente ne troveremmo moltissimi con una densità media di popolazione assai più elevata di quella italiana e con una struttura del territorio ancora più difficile, mi vengono in mente in particolare il Giappone ed Israele, ciò non di meno dobbiamo ragionare in merito ai paesi da cui proviene l’attuale ondata migratoria, la cui densità abitativa media è (quasi per tutti) largamente inferiore alle 100 persone per chilometro quadrato. Questi paesi hanno un’oggettiva possibilità di sviluppare un’agricoltura, non soltanto finalizzata al sostentamento ma anche all’esportazione, grazie ad uno scarsissimo sfruttamento ed un intervento umano praticamente assente da millenni o mai avvenuto, tale da rendere quelle terre una reale e concreta opportunità. E’ ormai evidente che è possibile coltivare il deserto, lo prova non soltanto Israele ma anche quei paesi dell’Africa che hanno popoli che scelgono di crescere, svilupparsi e prosperare piuttosto che scappare sperando di non dover fare alcuna fatica. Spero di poter affermare senza smentita che qualunque tipo di crescita, sviluppo e salvaguardia di territorio presupponga l’impiego di lavoro e fatica, ovunque e sempre.
La terra non è una risorsa illimitata, è una risorsa finita e questo preciso suolo, quello della penisola italiana, per storia e caratteristiche intrinseche sta soffrendo, si sta esaurendo, ha necessità di cura e salvaguardia più che di ulteriore sfruttamento, per questo ritengo che quanti oggi abitando la penisola italiana si dichiarano a favore dello ius soli dimostrano di non amare la terra che abitano, di non conoscerla, di non essere degni di ricevere da questa terra il dono generoso dei frutti, dei tramonti, delle albe, dei meravigliosi panorami. Chi propugna l’applicazione dello ius soli, desidera semplicemente importare schiavi dai quali spera di poter avere pagata la pensione, si tratta di un’ipocrita e falsa solidarietà che non solo danneggia la terra e le future generazioni ma che neppure aiuta chi sostiene di voler aiutare.
Io voglio, pretendo, esigo che chiunque viva su qualunque preciso pezzo di terra lo faccia con rispetto, innanzi tutto per il suolo, poi per la storia, le culture, le tradizioni, le caratteristiche che lo contraddistinguono.
La cittadinanza, quella vera deve e può partire soltanto da una consapevolezza e da una condivisone piena di un progetto comune in cui la responsabilità ed il lavoro siano al centro della vita di ognuno.
Per questo sono contraria allo ius soli ma anche allo ius sanguinis, desidero un diritto di cittadinanza che parta dall’amore e dalla volontà, che sia scelta, consapevolezza e responsabilità, individuale nella collettività.

Ariel Shimona Edith Besozzi

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