La festa olimpica, ma senza Russia e Bielorussia
4 Febbraio 2026
Egr. Direttore
Oggi 4 febbraio 2026 è passata da Gallarate (VA), via Torino, la fiaccola olimpica per le Olimpiadi invernali Milano Cortina, sotto la pioggia battente in mezzo a qualche centinaio di persone. Solo curiosità o coinvolgimento per un evento così importante come le Olimpiadi?
Questa occasione dovrebbe svolgersi in uno spirito di amicizia, solidarietà e correttezza, e per essa è prevista anche la “tregua olimpica”. Quest’ultima nell’antichità veniva effettivamente rispettata con la sospensione dei conflitti in atto e una momentanea tregua anche tra gli atleti appartenenti a realtà rivali. Nel mondo moderno di questa pratica resta solo il nome, evidentemente, poiché nei luoghi caldi della Terra si continua a sparare e ad uccidere e si escludono dalle gare gli atleti e le squadre nazionali di alcuni paesi. Ovviamente non di tutti quelli coinvolti nelle guerre (che sarebbe già una scelta discutibile, ma coerente), bensì solo di quelli scomodi alla propaganda buonista europea.
Russia e Bielorussia non possono partecipare.
La Fis ha infatti deciso di escludere gli sportivi russi e bielorussi dalle gare di qualificazione ai Giochi, senza eccezioni, nemmeno come atleti neutrali, impedendo di fatto la loro partecipazione alle Olimpiadi. Ma di altri stati non se ne parla. Israele, esecutore del genocidio dei palestinesi, non ha né sanzioni e neppure gli viene impedito di partecipare alle Olimpiadi, nonostante i crimini commessi e la devastazione indiscriminata del territorio della striscia di Gaza e i continui abusi da parte dei coloni israeliani in Cisgiordania, nonostante un dichiarato cessate il fuoco mai rispettato. Un paese che partecipa ad un evento di pace e buoni sentimenti e non fa entrare gli aiuti umanitari nei territori che sta radendo al suolo.
Per non parlare della presenza dell’ICE (Immigration ad Customs Enforcement) statunitense calata nei Giochi Olimpici e presentata come misura di “sicurezza” per gli atleti USA (sigh), che è un atto di sfiducia esplicita nei confronti dello Stato italiano, delle sue istituzioni e delle sue forze di sicurezza, che hanno piena capacità e legittimità per garantire la tutela di atleti, delegazioni e cittadini durante un evento internazionale. L’ICE non è una semplice agenzia di sicurezza: è uno degli strumenti centrali delle politiche repressive dell’amministrazione Trump, protagonista negli Stati Uniti di deportazioni di massa, pratiche disumane, violazioni sistematiche dei diritti umani e di una crescente militarizzazione del controllo sociale. Si tratta di un apparato mercenario che ha seminato paura e sofferenza tra lavoratori, migranti e intere comunità popolari, non certo di una forza “neutrale” o meramente tecnica.
Per cui anche l’appello del Presidente della Repubblica è ipocrita o perlomeno ingannevole quando chiede, come già aveva fatto nelle scorse settimane, che la “tregua olimpica venga ovunque rispettata” e che “la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”.
A chi lo chiede? Alla Russia o alla Bielorussia quando di fatto sono le uniche nazioni ad essere escluse da queste olimpiadi?
Vergognoso!
Gallarate 4 febbraio 2026
Piero Osvaldo Bossi





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