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La grande proprietà deve avere una funzione sociale e pagare le imposte è un dovere civile

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4 Febbraio 2024

Egregio Direttore,

le parole di profondo valore morale, sociale, civile e cristiano espresse da Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” del 2020 hanno scandalizzato gli ultraconservatori e gli ultrareazionari, soprattutto gli americani protestanti puritani di origine calvinista, i quali sostengono, contro le giuste rivendicazioni sociali, che la grande proprietà privata sia un diritto sacro stabilito da Dio. In verità i testi neotestamentari e i Padri della Chiesa, basandosi sugli Atti degli Apostoli secondo cui “nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune”, considerano la proprietà una condizione dell’uomo contro natura, non avendo un’origine naturale né divina. Nel IV secolo il Vescovo Ambrogio di Milano condannò l’idolatria della proprietà affermando che “Non è del tuo avere che tu fai dono al povero, tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Quello che è dato in comune per l’uso di tutti è ciò di cui tu ti appropri. La terra è data a tutti, non solamente ai ricchi”, Giovanni Crisostomo, Patriarca di Costantinopoli, affermò che “non dare ai poveri parte dei propri beni è rubare ai poveri perché quanto possediamo non è nostro, ma loro” e nel VI secolo Papa Gregorio Magno affermò che “quando offriamo qualcosa che sia necessario ai poveri, rendiamo loro ciò che è già loro, non diamo ciò che è nostro, compiamo un debito di giustizia, non adempiamo a un’opera di misericordia”.

Nel XIII secolo Tommaso d’Aquino, come Bonaventura da Bagnoregio, riteneva che l’uomo dovesse considerare i beni “non come propri bensì comuni e darli via quando altri ne hanno bisogno” ma potesse amministrarli come propri in quanto senza la proprietà la mancanza di pace avrebbe impedito la prosperità. Il possesso di beni non è contrario al volere di Dio ma lo diventa quando le ricchezze vengono utilizzate per sfruttare gli altri: “Il ricco non agisce in maniera illecita se, occupando un bene che prima era comune, ne fa partecipi gli altri ma pecca se impedisce ad altri l’uso di codesto bene”.

Papa Leone XIII nell’enciclica “Rerum novarum” del 1891, fondamento della dottrina sociale della Chiesa, sosteneva che la proprietà privata è un diritto di natura ma affermava che “Nel tutelare le ragioni dei privati si deve avere un riguardo speciale ai deboli e ai poveri. Le misere plebi, che mancano di sostegno proprio, hanno speciale necessità di trovare la pubblica difesa nel patrocinio dello Stato, nella forza e nell’autorità delle leggi. Perciò agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo Stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze” dovendosi riconoscere ai lavoratori la “giusta mercede”. Papa Pio XI nell’enciclica “Quadragesimo anno” del 1931 sosteneva la “naturalità” della proprietà privata che favorisce il libero sviluppo umano tuttavia il diritto alla proprietà deve essere orientato al bene comune perciò lo Stato deve moderarlo con leggi e in casi eccezionali può ricorrere alla socializzazione dei beni necessari alla collettività. Papa Giovanni XXIII nell’enciclica “Pacem in terris” del 1963 affermava che “Ogni essere umano ha il diritto ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, le cure mediche e i servizi sociali necessari”. Paolo VI nell’enciclica “Populorum progressio” del 1967 dichiarava che “La proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. Il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento della utilità comune”. Giovanni Paolo II nell’enciclica “Centesimus annus” del 1991 riaffermava che l’uso comune dei beni è “il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale” infine Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” afferma che “La terra è stata costituita bene per tutti, ricchi e poveri: perché dunque, o ricchi, arrogate a voi il diritto di proprietà esclusiva del suolo”?

Agli ultraconservatori e agli ultraliberisti, i quali considerano un furto eversivo che lo Stato chieda ai più ricchi il pagamento delle imposte a favore del Bene comune della collettività, ha chiaramente risposto Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani: “Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode poiché essa è al servizio di Dio. Ma se fai il male, allora temi perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Per questo dunque dovete pagare i tributi”. Tommaso d’Aquino sosteneva che i governanti con la tassazione possono peccare “se non si prefiggono l’utilità del popolo ma mirano solo a depredarlo” e che “considerando che i tributi sono dovuti in base a un principio di giustizia e nell’interesse collettivo non possono ritenersi una forma di rapina, anche se riscossi coattivamente” infatti il valore del Bene comune porta gli uomini “ad esporsi sino al pericolo della vita per salvaguardare la cosa pubblica”, ragione profonda della comunità politica e sociale e delle istituzioni pubbliche contro ogni egoismo privato, quindi Papa Francesco ha dichiarato che “Pagare le tasse è un dovere dei cittadini”.

I nostri Padri costituenti, di ispirazione cattolica, socialista, comunista, repubblicana e liberale, hanno stabilito nella nostra Costituzione all’art. 42 che “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti” e all’art. 53 che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)

Commenti

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  1. massimiliano_buzzi
    Scritto da massimiliano_buzzi

    ha scritto un imponente introduzione per poi non sviluppare nessun pensiero se non un accenno di esso nel titolo. comunque non si preoccupi; in Italia paghiamo già fiumi di tasse, palesi e nascoste. al punto che chi vuol operare rigidamente e indefessamente nella legalità si trova tagliato fuori dalla competitività o si trova a fine anno ad aver movimentato masse di soldi e gli utili dissolti in massima parte. e non mi si venga dire che non è questo che spinge verso l’evasione. evitiamo le favole per favore.

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