La provincia proibita all’enduro
26 Febbraio 2007
Gentile Direttore,
da tempo mi ripropongo di esternare alcune considerazioni, colgo l’occasione per farlo leggendo la notizia odierna sulla penuria d’organico della Guardia Forestale.
Credo solleverò una nutrita serie di risposte piccate dato che da trentacinque anni ogni tanto mi faccio una passeggiata in moto nei boschi e di questi sono un utente.
Sugli enduristi (è la denominazione corretta di questi sportivi) vi sono molte lamentele giustificate ma non credo siano accettabili le levate di scudi.
La nostra è una delle provincie più vietate in tal senso con le scuse più disparate alcune delle quali risibili come quelle dell’inquinamento. Ogni persona sensata capisce che l’inquinamento cittadino non è stanziale ma trasportato verso zone ritenute salubri dai venti predominanti. Così come è un ridicolo eufemismo sostenere tesi antinquinamento nel Parco del Ticino dove un solo passaggio di aeromobile sui 700 giornalieri dispensa gas esausti per mille motociclette. L’ARPA potrebbe essere più esaustiva in merito. Tra l’altro in molte valli sono state costruite ed a volte abbandonate industrie anche a rischio d’incidente rilevante.
Spesso ci spostiamo in Piemonte dove c’è molta più tolleranza, porto ad esempio la provincia di Alessandria dove invece la frequentazione delle zone boschive è incoraggiata con ogni mezzo col risultato di ritrovarsi una quantità di sentieri percorribili e puliti con buonissima pace dei criteri antincendio. Materia che da noi diventerà sempre più critica data la costante diminuzione delle precipitazioni.
In Val di Susa, per citare un altro esempio, ben si guardano dal proibire qualsiasi tipo di sport ben consci dei flussi di denaro “turistico” che affluiscono anche coi motociclisti.
Negli anni settanta la nostra provincia contendeva primati sportivi motociclistici mondiali con quella di Bergamo. Da allora e con l’avvento dei divieti tutto questo è finito ed io ho visto sparire tantissimi sentieri che sarebbero stati fruibili da tutti.
Invece andando per boschi vedo il degrado, rottami, pattume, ladri di legna demaniale, alberi abbattuti dal maltempo e che impediscono il transito.
Le moto sono pericolose? E una questione di punti di vista. Io credo che trovarsi su un sentiero scosceso e non sentire l’arrivo di una silenziosa mountainbike alle spalle lo sia altrettanto se non di più.
Le moto rovinano i sentieri? Ancora una volta è assolutamente opinabile, io per boschi ci vado davvero e non essendo un ambientalista “da scrivania” so benissimo e vedo molti più danni causati da fuoristrada a quattro ruote o da trattori. Di sicuro anche un gruppo di persone che percorre un sentiero fangoso a piedi lascia il segno. Col terreno secco nessuno rompe niente.
Tra l’altro nei boschi, tranne alcune zone particolari, non incontriamo mai nessuno. A parte i cacciatori che reputo non esattamente ecologisti per autonomasia.
Ed allora perchè non essere propositivi? Io sono dispostissimo col mio gruppo di amici a collaborare a proposte di endurismo eco-compatibile. Perchè non collaborare con la Guardia Forestale o con la Protezione Civile per segnalare abusi o reati? Oppure collaborare alla pulizia di sentieri? Noi arriviamo dove gli escursionisti non si avventurano.
Oppure perchè non diversificare la percorribilità delle strade boschive con criterio?
Non siamo tutti vandali, non è giusto generalizzare come sempre. E credo che i preposti alla tutela dei boschi e quelli che noi boschi ci vanno davvero possano concordare con quest’ultima considerazione.
Cordialità.



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