Le celebrazioni per la morte di Dante una speranza di luce per la nostra società
26 Marzo 2021
Egregio Direttore,
in occasione delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante, padre della lingua italiana, con la presente mi permetto di disturbarLa per evidenziare che, pur nella grave epidemia che ci ha colpito così duramente, affinché la vita proceda anche grazie alla Cultura immortale, la quale non porta alcun guadagno materiale immediato ma ci insegna sempre a pensare con la nostra intelligenza e a conoscere il nostro passato e la nostra storia, grazie a questo importante evento culturale, che ha unito e coinvolto tutto il nostro Paese con innumerevoli iniziative svoltesi ovunque, la luce della cultura e della conoscenza può ancora rappresentare, come in passato, una speranza di vita per la nostra società, spesso interessata solo all’arido e vuoto profitto economico, per aprire le menti e per superare il buio della nostra arida e vuota indifferenza nei confronti degli “altri” esseri umani al fine di (ri)trovare la luce del pensiero.
Pur continuando a sperare che le numerose gesta di solidarietà e di altruismo dimostrate da molti, soprattutto operatori sanitari e volontari, durante questa grave epidemia rappresentino un profondo senso umano che possa durare anche dopo l’emergenza sanitaria, per celebrare il Poeta il Presidente della Repubblica ha dichiarato che la coerenza di Dante deve essere un esempio per noi tutti mentre il Ministro della Cultura ha affermato che in un momento così difficile attorno a Dante vi è una grande coesione nazionale, infatti lo stesso poeta ci ha indicato la strada quando, alla fine del lungo e tormentato percorso attraverso l’inferno verso la luce della salvezza, ha concluso con il celebre verso “e quindi uscimmo a riveder le stelle”!
Lo stesso Papa Francesco ha dedicato a Dante la lettera apostolica “Candor lucis aeternae” scrivendo con sagge parole che “In questo particolare momento, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere”.
Desidero quindi ricordare che, se già Tommaso d’Aquino affermava che “Qui non intelligit, non perfecte vivit”, anche Hegel sosteneva che “L’uomo è veramente uomo soltanto grazie alla Cultura”! A tal fine per cercare di superare il buio della nostra miseria umana dobbiamo ricordare sempre gli immortali versi espressi nel XXVI° canto dell’Inferno: “Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”!
Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti.
Alberto Morandi
Laveno Mombello
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Un vero insulto alla cultura:
in questo anniversario in alcuni pasi del nord Europa si sono pubblicate edizioni censurate della Commedia, cancellandone il nome di Maometto per paura di reazioni violente da parte delle comunità mussulmane.