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Le droghe e i giovani: guardiamo al modello islandese

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21 novembre 2018

In Italia, sulle azioni di riduzione della domanda di droga, si deve avere il coraggio di sperimentare e di guardare con occhi non offuscati dalle ortiche a quanto di buono fatto in altri Stati. Un programma di prevenzione che mi ha colpito, è quello Islandese:“Youth in Iceland”. I risultati sono stati eccezionali: da 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati dal 23% al 3%. 

La rivoluzione di questo programma, sta nella somministrazione di un questionario anonimo (80 domande), a tutti gli alunni di 15 e 16 anni (i più esposti al contatto con le sostanze psicotrope). Il questionario indaga sugli usi giovanili a partire dall’uso di droghe legali come alcol e sigarette e le risposte aiutano a capire l’età di primo contatto con queste sostanze, i “parental factors” (ovvero il rapporto con la famiglia e come la famiglia vede le droghe legali e non), come si impiega il tempo libero, le abitudini di aggregazioni dei ragazzi, le attività sportive ed extracurriculari. La vera prevenzione passa dalla conoscenza del fenomeno, dall’analisi e dalla condivisione dei dati per poi agire con un programma ad hoc che coinvolga agenzie educative e giovani. 

Quando si propone di contrastare una piaga sociale credo che serva prima conoscere il fenomeno per poi agire: i dati rilevati infatti servirebbero a fornire una mappa dei rischi per poi iniziare attività mirate in ordine ai risultati ottenuti. I dati ci darebbero “conoscenza” e ci aiuterebbero a comprendere la situazione sull’uso di droghe in Italia.

Ma sarebbe solo il primo passo: infatti una volta che queste informazioni sono conosciute, è necessario poi interpretarle ed utilizzarle per cambiare le cose in meglio. Solo così il valore dei dati darà il risultato atteso, ovvero l’azione. Se all’analisi seguirà l’azione immediata tesa a modificare rapidamente ciò che i dati evidenziano, allora ne avremo capito il vero valore. Altrimenti rimangono solo un mero valore statistico senza alcuna utilità.

Andrea Zirilli

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